English French German Spain Italian Dutch Russian Portuguese Japanese Korean Arabic Chinese Simplified
Quiero esto en mi Blog!

giovedì 28 gennaio 2021

La leggenda del sole e della luna

 



                                                            

                                                                   

Un'antica leggenda cinese narra della storia d'amore nata tra il Sole e la Luna.

Quando il Creatore ideò il mondo pensò bene di abbellirlo ricoprendolo d'azzurro e ponendovi ai due lati opposti il Sole e la Luna condannandoli però, involontariamente, a rimanere divisi in eterno. Non contento del risultato ideò il giorno e la notte e impose al sole di riscaldare le ore diurne e alla luna di illuminare le notti.

“Tu Luna, illuminerai l’oscurità della notte, incanterai gli innamorati e sarai fonte d’ispirazione per i poeti, i pittori e i musicisti.”

Poi, rivolgendosi al Sole disse:” Tu, invece, illuminerai la Terra durante il giorno, fornirai il calore agli esseri umani e con i tuoi raggi renderai felice la gente.”

Appena si videro i due astri si innamorarono ma, essendo stati posti così distanti e agli antipodi, non avrebbero mai avuto possibilità di incontrarsi e di conoscersi.  

I due astri divennero ben presto malinconici perdendo luminosità ma, tra i due, la Luna fu quella che soffrì di più, tanto, da deperire e ridurre di dimensioni, fino a diventare un quarto di quello che era in principio e fin quasi a spengersi.

                           


Il Creatore si domandò il motivo di tanta infelicità. Non erano contenti i due astri di essere i sovrani assoluti del cielo?

Quella che lo impensieriva di più era la Luna e si chiese se la compagnia di miliardi di stelle avrebbe potuto attenuarne la malinconia.

Allora operò un altro grande prodigio colmando il cielo notturno di tanti astri luminosi.

Purtroppo, nemmeno le stelle servirono a mitigare la tristezza della Luna e allora il Creatore volle sapere che cosa fosse stato a tormentare in quel modo i due astri.

Solo allora il Sole e la Luna confessarono il loro sentimento e il dispiacere che provavano per l’impossibilità di incontrarsi.

Il Creatore pensò di dover per forza trovare una soluzione definitiva, altrimenti i due astri avrebbero finito per consumare le loro energie e spengersi per sempre.

Per evitare il disastro decise infine di creare l'eclissi che, ogni tanto, avrebbe permesso ai due innamorati di incontrarsi e di unirsi diventando un tutt’uno nel cielo.                                 

Ormai sono millenni che il Sole e la Luna attendono con ansia il momento magico dell’eclissi, che li vedrà uniti in tutto il loro splendore e, ogni volta, sarà per il pudore dell’uno o dell’altra che la loro magica unione verrà celata dietro un velo di oscurità parziale o totale.


Antica leggenda cinese rielaborata dall'autrice del blog.

Immagini GifAnimate.com



giovedì 21 gennaio 2021

La favola di fata Arcobaleno

 



Tanto tanto tempo fa su questa terra esistevano già il mare, il cielo, i prati e i monti, ma tutto era grigio, monotono e avvolto in una massa di nebbia.

Esistevano le piante ed esistevano i fiori, ma senza colori e, intorno, sebbene fosse pieno di vita, sembrava esserci soltanto desolazione.

A quei tempi però esistevano già le fate, sotto forma di spiritelli senza forma e già con il potere della magia.

Erano in sette le fate e in tutta quella desolazione si annoiavano molto. L'unica loro consolazione era il lago presso cui vivevano, le cui acque avevano proprietà magiche. Difatti, erano in grado di riflettere tutti i desideri delle fatine e renderli visibili, come fossero reali.





Accadde che un giorno, la più grande delle sette, stanca di vedere il suo corpo trasparente, decise di coprirlo per renderlo visibile. Si recò quindi sulle sponde del lago e vi si riflesse, desiderando ardentemente di essere vestita.  Le sue mani si mossero con grazia nell'aria disegnando un modello e le magiche acque rifletterono il suo gesto rimandandolo in aria. 

L'incantesimo si compì in un istante e la fatina fu lesta ad afferrare il vestito e indossarlo. Il tessuto era impalpabile e le ricopriva il corpo dal collo fino ai piedi. Felice, iniziò a danzare, facendo roteare la gonna intorno al suo corpo poi, si fermò. Mancava qualcosa per rendere unico quel capo e non contenta del risultato provò anche a inventarsi un colore. S'inginocchiò   di nuovo specchiandosi nell'acqua e dopo vari, estenuanti tentativi vide il lago tingersi di azzurro. Sorpresa e sconcertata guardò in alto e solo allora si accorse che era il cielo a essersi tinto di azzurro e che quel colore si rifletteva nel lago. Non solo, la magia si era propagata anche su di lei. 

Quando la videro, le sue sorelle rimasero impressionate da quella magia. Ora la maggiore non era più trasparente come l'acqua e poco visibile ma aveva preso consistenza e, così agghindata, a loro parve bellissima.

lunedì 18 gennaio 2021

Mentre fiocca la neve

                                   

 


Fitta e fioca scende la neve

e sull’erbetta si posa lieve;

ricade giù senza intervallo

è pura e brilla come cristallo.

Candida posa su tutto e sui tetti,

sui fumanti comignoli e sui giardinetti

e sugli arbusti e i nudi cespugli

ammanta di bianco i rami spogli.



E mentre fuori il gelo giostra

un bimbo sta trepido alla finestra;

si ode presto un gran frullo d'ali...

sparso di briciole sono i davanzali.

                                                     

            

Filastrocca pubblicata sul sito Scrivere

Immagini GifAnimate.com

sabato 16 gennaio 2021

La leggenda delle lucciole





Tanto, tanto tempo fa le lucciole erano insetti che non emanavano luce e quando scendeva l'oscurità, si ritiravano nei loro nidi per riposare.

Accadde che una sera, una lucciola che non riusciva a prendere sonno, avvertì nel silenzio un urlo e subito dopo una richiesta di aiuto.

La lucciola si affacciò dal nido e, constatato che all'esterno la luna piena illuminava i dintorni, andò alla ricerca della creatura bisognosa di aiuto.

Guidata dalle urla disperate, all'improvviso s'imbatté in una libellula ferita alle ali e per questo impossibilitata a volare.

La lucciola non esitò un istante, si caricò sul dorso la libellula ferita e riprese il volo. Ma, proprio in quel momento, grosse nuvole scure coprirono la luna e, la lucciola, con il suo carico delicato, si ritrovò immersa nell'oscurità totale.

Il piccolo insetto iniziò a tremare dalla paura e non riuscendo più a vedere e a orientarsi, fu costretto a fermarsi.

A un certo punto, dallo stagno vicino iniziò a sentire anche degli strani rumori provenienti dall'acqua del pantano che gorgogliava, smossa da qualche animaletto e subito dopo si espanse anche un forte gracidio. Di sicuro quello stagno doveva essere colmo di rane e per il timore di diventare un bocconcino insieme alla sua amica libellula, la lucciola si avventurò alla cieca nel bosco.                               

Per alcuni minuti vagò a caso, ma ormai aveva perso l'orientamento e, a un certo punto, le sembrò anche che, il fracasso proveniente dallo stagno, invece di diminuire aumentasse sempre di più. Allora intuì che nel buio stava girando in tondo e senza mai allontanarsi dal pericolo.

L'oscurità incombeva tutto intorno e inoltre la fatica iniziava a farsi sentire.

Per fortuna, il vento si portò via le nubi e la luna riapparve in tutto il suo splendore, così che la lucciola poté riprendere il volo e allontanarsi velocemente.

L'astro notturno, dall'alto, sebbene intralciata dalle nuvole, aveva sempre sbirciato in basso ed era riuscita a seguire con attenzione la vicenda. La luna era rimasta talmente stupita e ammirata dal coraggio e dall’altruismo dimostrato dalla lucciola, che volle premiarla, donandole un po' della sua luce.

                                


Fu così che la piccola, coraggiosa lucciola, poté ritrovare la via giusta per riportare la libellula al sicuro e poi fare ritorno al nido.

Da quella volta e grazie al magico dono ricevuto, le lucciole passano le sere d'estate svolazzando sui prati e lampeggiando tutta la loro felicità in cerca dell'amore e delle loro compagne.  


Leggenda di autore sconosciuto rielaborata dall'autrice del blog                         

Immagini 123rf



venerdì 8 gennaio 2021

La leggenda della luna piena

                                                                   



Una notte d'estate di tanto tempo fa, un lupo ululava il suo disperato richiamo dalla cima collinare più alta, che affacciava su di una grande vallata.

L’eco moltiplicava il suo richiamo, in modo così altisonante, da attirare l'attenzione della falce di luna in cielo.

Per un po’ l'astro notturno rimase impassibile ad ascoltare poi, impietosita dall’evidente disperazione del lupo gli domandò: “Che ti è successo? Perché ululi così forte?”

Il lupo guardò alla luna con le lacrime agli occhi: “Ho perso il mio cucciolo più piccolo e, se non lo ritrovo al più presto, temo che morirà.”                             

Il quarto di luna rifletté un istante e poi si illuminò: “Mi è venuta un'idea e forse ti posso aiutare.” disse quindi, piano piano, iniziò a gonfiarsi e a crescere, fino a diventare un enorme pallone luminoso nel cielo.

Le tenebre della notte vennero squarciate da quel chiarore e i dintorni si rischiararono, quasi come fosse giorno.

                           

Il lupo fu grato alla luna e si mise alla ricerca del cucciolo e, grazie alla luminosità emanata dall' astro, ritrovò il suo piccolo sull'orlo di un baratro. Il piccolo venne afferrato per la collottola e riportato in salvo nella tana.

Madre natura, che aveva assistito in silenzio e sin dall’inizio alla vicenda, volle premiare la luna donandole il potere di ritornare a splendere in tutta la sua pienezza, una volta al mese e per dodici mesi all'anno.

                                                         

E da quel momento, tutti i lupi dimostrarono la loro gratitudine all' astro notturno ululandole la loro serenata.

                                           

                   


Leggenda popolare indiana rielaborata dall'autrice del blog

Immagini GifAnimate.com

martedì 5 gennaio 2021

La stramba vecchietta

                     





È un po' stramba, svampita e pure un po’ strega  

ma a colmare calzette il suo tempo impiega. 

Si sussurra che sia anche un po' matta

perché quando arriva

non bussa  ma sbotta

e si arrabbia se trova chiusa la porta.

                         

                   Vola in cielo senz'ali e senza una scorta

cavalcando beffarda una magica scopa

sorvolando tutta quanta l'Europa

e sfiorando la luna e le stelle...

puoi sentir come ride a crepapelle.

L'arzilla vecchietta veste solo di stracci

e cerca tutti i bambini pur se fanno capricci.

Sdentato ha il sorriso

e un bitorzolo al naso

eppur stramba...eppur matta

 quante calzette

rimangono appese

in attesa che lei arrivi per tutta la notte!

Oh... che dolce l'attesa

dell’amata vecchietta

che lascia carbone ma pur tanti dolcetti.

                                            


                                                         

Filastrocca pubblicata sul sito Scrivere

Immagini GifAnimate.com

 



sabato 2 gennaio 2021

La leggenda del bucaneve

 

                                  

Narra la leggenda che tanti, tanti anni fa, al ritorno dall’ennesimo viaggio sulla terra, il giovane principe Bucaneve udì una fanciulla cantare e, di quel canto, si innamorò perdutamente.

Arrivato nel Paese dell'Inverno, chiese a Re Gelo, suo padre, il permesso di sposarla ma questi, brontolando cupi presagi, rispose che il loro amore non aveva speranza perché la fanciulla era la principessa Primavera e abitava la regione dei venti e dei fiori mentre lui, Bucaneve, era il principe delle nebbie e del gelo.    



“Scordati, figlio mio, questa pazzia! “tuonò cupamente Re Gelo.

Passò, così, un altro inverno lungo e silenzioso, ma il cuore di Bucaneve, abitato dalle brume del mattino, non riusciva proprio a dimenticare così, alle prime avvisaglie della nuova stagione, il giovane principe decise di tardare un po' il suo ritorno.

Lungo il sentiero ancora impreziosito da luminosi cristalli di ghiaccio, attese l'arrivo di Primavera... e lei arrivò, leggera, accompagnata da un canto gioioso.

                         

Bucaneve, nascosto tra i cespugli, riconobbe l'amore.

Il capo inghirlandato da piccoli fiori, la sottile veste di aliti di vento, i ridenti occhi di azzurro marzolino... la bella principessa incantò per sempre il giovane principe.                   

            

Da lontano, il richiamo di Re Gelo giunse cupo, come brontolio di tuono, per ricordargli che doveva affrettarsi a rientrare nel Paese dell'Inverno ... ma Bucaneve non lo ascoltò e continuò a perdersi negli occhi di Primavera che, a piccoli passi, si avvicinava danzando.

Giunta accanto al cespuglio, un brivido increspò le braccia nude. Poi, incerta, guardò intorno e ... finalmente lo vide.

                                    

Avvolto nel mantello di candida neve, la spada di ghiaccio splendente al fianco e due meravigliosi occhi cerulei e inquieti come la tormenta ... il giovane rapì per sempre il cuore della principessa.         

Intorno, come richiamato da un evento magico e misterioso, tutto tacque e il mondo si incantò negli occhi dei due innamorati.

Per non ferire a morte il Signore dell’Inverno, il sole nascose i suoi raggi dietro le nuvole e il gelido vento, che seguiva sempre Bucaneve, per non assiderare Primavera, andò a fare mulinelli più lontano.

                                    


Allora il principe avvolse nel soffice mantello la fanciulla e si tenero stretti a lungo, giurandosi eterno amore.

Quando il sole fece nuovamente capolino tra le nuvole, Bucaneve baciò Primavera e “Non temere “le disse “perché alla fine di ogni inverno tarderò di un giorno il mio ritorno nel Paese del Gelo e quando arriverai io sarò qui ad aspettarti “. Poi, rapito per sempre dal vento di tormenta che lo nascose, svanì tra le nebbie.

                                    

E lei, rimasta sola, chinò il capo e pianse. Ma quando una lacrima toccò il terreno, tra le impronte di neve lasciate dall'amato spuntò un piccolo fiore bianco, dai petali delicati, che Primavera raccolse e strinse al petto, nuovamente felice ...

                                    


E da allora, ogni fine inverno, nei campi scintillanti di brina sboccia un piccolo fiore, che qualcuno ancora chiama bucaneve per ricordare la promessa fatta dal giovane principe dell'Inverno alla principessa Primavera.    



Tratta dal sito web l'Avocetta, per gentile concessione dell'autrice Lidia Menorello 

immagini GifAnimate.com e Pinterest   

C'era una volta

  C'era una volta ma ormai non c'è più un allegro trenino che faceva ciuf ciuf in stazione arrivava in una nube di vapore ...