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mercoledì 29 settembre 2021

Ben, il pesciolino volante











Ben era nato nel grande acquario di un negozio di animali in una tiepida mattina di primavera, insieme a tanti fratellini e sorelline.

Apparteneva al genere dei pesci pagliaccio, e aveva un carattere scherzoso e allegro, sempre pronto a dire una parola buona a chiunque ne avesse bisogno e disponibile con tutti.

Era il beniamino di tutti, per questo lo chiamavano Ben, diminutivo appunto di Beniamino.

Il piccolo si svegliò quel giorno felice come sempre di condividere il suo tempo con tanti coetanei rincorrendosi o giocando a nascondino tra i sassi e tra i ciuffi d'alga che galleggiavano nella vasca.


                                


Ma quel giorno, purtroppo, non fu come gli altri. I giochi e le corse sfrenate non durarono molto.  Poco dopo, Ben intravide attraverso il vetro l’avanzare di un’ombra minacciosa e rimase interdetto, come del resto tutti i suoi piccoli amici. Nell’acquario si propagò una sensazione raggelante e tutti i presenti, grandi e piccini, corsero a nascondersi. Un paio di occhi tenebrosi, dalle spesse sopracciglia cespugliose, squadravano in ogni angolo e in ogni anfratto, all'evidente ricerca di qualche preda.

Sul momento, Ben non realizzò bene cosa stesse accadendo, ma, prese coscienza di essere in pericolo quando tutti scomparvero e lui si ritrovò improvvisamente solo.

Lo sconosciuto aveva afferrato un retino e lo aveva affondato nell’acqua e il pesciolino si accorse di essere diventato all’improvviso una probabile preda.

Ancora del tutto sconcertato, Ben tremava tanto da non poter reagire. Ma, per fortuna, l’istinto lo sollecitò a muoversi. Ben sgusciò via dalla trappola appena in tempo e il retino, che lo aveva sfiorato, rimase vuoto.

                                               

Per un po' riuscì a evitare di essere catturato, ma sembrava proprio che quel lungo braccio minaccioso lo avesse preso di mira e che seguisse ogni suo guizzo, dappertutto. Ormai in preda al terrore tentò in ogni modo di evitare il malefico retino nascondendosi dietro una roccia, poi dentro un'anfora, quindi tra le alghe ondeggianti e infine guizzando da un angolo all'altro nel marasma generale.

Ma la stanchezza si fece ben presto sentire e lo costrinse a fermarsi, quindi, con il cuoricino che batteva all'impazzata, si ritrovò sbattuto in un piccolo sacchetto di plastica trasparente, e in un attimo fu strappato via dalla sua casa, dalla sua famiglia e dagli amici.

Il distacco fu brutale e da quel momento tutto diventò confuso, tanto che Ben non si rese nemmeno conto di quanto grande fosse la tragedia accaduta.

                                   

                                


Attraverso la plastica trasparente intravide il suo piccolo, silenzioso e pacifico mondo sparire e si ritrovò per strada, in un caos assordante fatto di clacson e di mostri meccanici che si muovevano in ogni direzione.

Cosa poteva saperne un pesciolino di automobili, autobus e camion?  Quel viaggio divenne un incubo per lui, che si fece ancora più piccolo, seppure in quel sacchetto non vi fosse spazio sufficiente per nascondersi.

Ma, finalmente, tutto quel caos terminò e si ritrovò nella penombra e nel silenzio di una stanza.

Ben non ebbe nemmeno il modo di curiosare intorno, perché venne prelevato dal sacchetto e fatto scivolare in una vasca neanche tanto grande, forse appena un po' di più dell'involucro trasparente nel quale era stato trasportato.

Attraverso il vetro della nuova dimora si guardò intorno e quello che scoprì lo lasciò sbalordito.  Si trovava in una piccola stanza con tanti oggetti sconosciuti e circondato da un assoluto silenzio e a lui, ormai abituato ai rumori del negozio di animali in cui era nato, quell’ambiente gli sembrò strano.

                                                                         

Mentre scrutava in giro scorse all'improvviso una grande vasca, molto simile a quella che era stato costretto a lasciare e con all'interno tanti altri pesci prigionieri come lui.

Ben sospirò di sollievo. Perlomeno, non era del tutto solo.

Gli altri sembrava non si fossero nemmeno accorti del suo arrivo, allora Ben tentò di attrarre la loro attenzione, ma si sbatté inutilmente: quell’acquario era troppo lontano e nessuno sembrava sentirlo. Provato dalle molteplici emozioni, ben presto esaurì le sue forze e si posò sul fondo, addormentandosi all'istante.

Chissà quanto tempo dormì...

Fu una strana sensazione a destarlo. Ancora intontito, intravide due occhi grandissimi che lo stavano osservando attraverso il vetro. Chi era il nuovo mostro che lo stava studiando? Il piccolo Ben venne di nuovo sopraffatto dal terrore. Ora gli occhi che lo scrutavano erano diventati quattro, ma fu con un sospiro di sollievo che si rese conto di quanto fossero vispi e ridenti.

All’improvviso fu del tutto sveglio e, scrutando attentamente, notò che quegli occhi appartenevano a due cuccioli d'uomo, che, scorgendolo sveglio, iniziarono a saltellare, felici e sorridenti. I bambini gli sembrarono creature benevole, e lui non poté fare a meno di sorridere a sua volta.

Ben lasciò che i ragazzini lo studiassero e riuscì persino a trovare divertenti  le loro smorfie e le moine ma, poi, ricordando i tanti amici che aveva lasciato al negozio, tornò triste e con un profondo e tristissimo sospiro, si adagiò di nuovo sul fondo, piangendo.

I bambini sul momento pensarono che fosse una cosa naturale, e che quando il loro papà avesse poi trasferito il piccolo nella vasca grande, gli sarebbe di certo passata la malinconia.

Ma non fu esattamente così.

Appena avvenne il trasferimento dalla vaschetta al grande acquario pieno di pesci festanti e premurosi, sembrò che Ben ritrovasse il suo carattere allegro. Infatti, all'inizio sguazzò tra le grandi alghe, gli anfratti e le rocce, felicissimo di aver ritrovato gli spazi a cui era da sempre abituato, ma soprattutto i suoi simili. Tuttavia, passato l'entusiasmo iniziale, una grande malinconia s'impossessò di nuovo del piccolo, che dopo pochi giorni iniziò a deperire lentamente.

Nel grande acquario erano presenti parecchie varietà di pesci, e due grandi astici dalla corazza nera e dall'aspetto imponente, alcuni scampi e un polpo dall'aria molto saggia e tutti guardavano il nuovo arrivato con apprensione. Ben si nutriva appena e aveva già perso la naturale vitalità di ogni cucciolo. Nuotava tutto il giorno avanti e indietro, facendo sempre lo stesso tragitto e perdeva vitalità ogni giorno un po’ di più.                                                 

                                             


I bambini s’accorsero subito che qualcosa non andava e cercarono in ogni modo di distrarlo per strapparlo all'apatia in cui era caduto.

Ma Ben non reagiva a nessuna sollecitazione e un malaugurato giorno lo si vide adagiare definitivamente sul fondo dell'acquario.

I due bambini, che lo avevano preso a cuore, percepirono il pericolo di perderlo e si disperarono per lui. E, forse, fu per pura empatia che persero a loro volta l’appetito e la voglia di giocare.

Quel grande disagio e la profonda malinconia fu fonte di preoccupazione per i genitori.

Interrogata sui motivi di tanta tristezza, Marta raccontò loro del pesciolino malato di malinconia.

Mamma e papà sottovalutarono la gravità della situazione e si limitarono a redarguire i figli, sollecitandoli e spronandoli con nuovi giochi e nuove iniziative.

                                                                   

Purtroppo, la situazione andò peggiorando sia in casa che all’interno dell’acquario e i due genitori, temendo seriamente per la salute dei loro ragazzi, iniziarono a discutere tra loro nel tentativo di trovare una soluzione.

«Forse sarebbe meglio liberare il pesciolino tanto caro ai bambini.» propose la mamma.

«Vuoi dire riportarlo nel suo ambiente naturale?»

«Sì, credo sia la soluzione migliore. I nostri figli ne sarebbero felici.»

I ragazzini, che si trovavano nella stanza accanto, avevano ascoltato i discorsi dei genitori e ben contenti della proposta fatta dalla madre, intervennero: «Dici sul serio, mamma? Lo libererete?»

Mamma e papà si consultarono con uno sguardo, poi fu il padre a rispondere: «Se questo può servire a riportare la serenità nella nostra famiglia, ebbene…sì. Lo riporteremo in mare. Siete contenti?»

«Sì, papà, ma come possiamo fare?  Ben è ancora piccolo e sarebbe troppo pericoloso lasciarlo andare da solo. Dovrebbe essere scortato.» disse Tommy con aria di chi la sa lunga.

Il padre sgranò gli occhi: «Scortato? E da chi?»

«Nel nostro acquario ci sono anche gli astici e un polpo. Potremmo pensare di affidare a loro il piccolo Ben.»

Il volto dell’uomo s’incupì: «Ma dico: siete impazziti? Dovrei svuotare il mio acquario per offrire una scorta a un pesce?»

                                       


Prima che la questione degenerasse la mamma pensò bene di intervenire con il solito tono dolce e rassicurante: «In fin dei conti non si tratterebbe di un grosso sacrificio. E tu sai che a me non è mai piaciuto vedere quelle creature marine rinchiuse in quel poco spazio.»

I genitori si fronteggiarono con gli occhi, infine fu il papà a capitolare: «E va bene! Vi accontenterò, soprattutto perché mi sta a cuore la vostra salute.»

La piccola Marta esultò ma Tommy ne smorzò l’entusiasmo ponendo una domanda precisa:

«Papà, come ci arriviamo al mare? Ben sta molto male e non è in grado di affrontare un viaggio lungo e se andassimo con l’auto ci metteremmo troppo. Sono sicuro che morirebbe prima di arrivare.» Il tono afflitto del ragazzino indusse di nuovo la mamma

a intervenire, suggerendo un’idea talmente luminosa, che il suo sorriso fu abbagliante.

«Che ne diresti di un viaggio per via aerea?»

                                                                                           

Tutti gli sguardi si puntarono su di lei, che sempre sorridendo si rivolse al marito: «Sei iscritto al club dei piloti di mongolfiera. Potremmo caricare l'acquario sull’aerostato e, con il vento favorevole arriveremmo in breve alla spiaggia più vicina.»

Il papà trovò l’idea alquanto strana: «Ma come ti viene in mente? Disturbare gli amici piloti per una sciocchezza del genere!»

Ma bastò uno sguardo ai due ragazzini delusi per farlo ricredere e capitolare ancora una volta: «Va bene! Va bene!  Avete vinto voi, come al solito. Parlerò con gli altri piloti e speriamo non mi prendano in giro per questo.»

I bambini esultarono: «Evviva! Si va in mongolfiera!!»

Non fu difficile convincere un collega della bontà e dell’importanza che aveva quel viaggio per i bambini. Il collega lo aiutò a caricare l’acquario e lo straordinario viaggio ebbe inizio.

E così, in una tiepida alba di primavera, si vide un coloratissimo, enorme pallone, con la sua cesta pendula, prendere il volo.


Ben, ormai indifferente a tutto, si era addormentato appena partiti, ma si destò al primo, forte scrollone, dato da un vento molto dispettoso. Ma lo stesso vento, resosi conto del contenuto prezioso della cesta, si prodigò poi a sospingere lievemente l'intero e straordinario equipaggio.

La cesta, unica nel suo genere, era stata ideata in un blocco di robusto cristallo trasparente, proprio per fare dono ai viaggiatori che si avventuravano in quei voli arditi di uno spettacolo mozzafiato.

Il terrore del vuoto e le vertigini assalirono gran parte degli abitanti dell'acquario, che si rintanarono tremanti tra gli anfratti.

Ma per Ben e per i suoi piccoli amici umani non fu così. Il pesciolino si riscosse subito dall'apatia in cui era caduto, e, seppure molto debole, non poté che rimanere strabiliato dallo spettacolo che la natura offriva a tutti quanti loro.

                 

Fu un'esperienza indimenticabile per tutti e, a un certo punto, si videro persino interi stormi di uccelli deviare per andare a curiosare quello strano fenomeno.

Al passaggio del maestoso vascello dei cieli, ma soprattutto alla vista di ciò che conteneva, gli abitanti del cielo rimasero tutti sbalorditi. Ben presto si espansero alte strida di gioia che salutarono il pesciolino “volante” e lo scortarono durante tutto il lungo tragitto fino al mare.

Era pomeriggio inoltrato quando il pallone si posò sulla spiaggia deserta, ma la luce era ancora tanta e illuminava uno scenario incantevole.

I bambini furono i primi a scendere, seguiti dai due piloti, che trasportavano il pesante acquario.

Quando a riva venne il momento del congedo, Tommy e Marta si emozionarono.

Con le lacrime agli occhi osservarono il loro piccolo amico, finalmente vigile e allegro, tuffarsi nelle onde, sotto la scorta attenta degli amici astici e del polpo.





                  

Favola pubblicata sul sito Scrivere
Immagini GifAnimate. com 
















sabato 18 settembre 2021

C'era una volta

 






C'era una volta ma ormai non c'è più

un allegro trenino che faceva ciuf ciuf

in stazione arrivava in una nube di vapore

sferragliando sulle ruote con tanto rumore.

 

C'era una volta un piccolo carillon

che emetteva melodioso il din din don

vi danzava sulle punte agile e carina

nel suo candido tutù una bella ballerina.

 

C'era una volta un vecchio aeroplano

che sapeva volare ma che si alzava piano

e se anche raggiungeva le nuvole lassù

doveva poi affrettarsi a tornare giù.

 

C'era una volta un maestoso veliero

che per tanti mari navigava fiero

ma solo se il vento le vele gonfiava

e se c'era bonaccia sull’onde dondolava.

 

C'era una volta davanti al camino

una sedia a dondolo con sopra un nonnino

con in braccio il nipotino lui si dondolava

e una filastrocca a memoria gli insegnava.






Filastrocca pubblicata sul sito Scrivere

immagini GifAnimate.com e dal web

giovedì 16 settembre 2021

Nuvola nera, Nuvola grigia, Nuvola bianca

 

C'era una volta una nuvola molto, molto nera perché molto, molto arrabbiata. Il vento l'aveva spostata con decisione tutto il giorno e lei, stanca di essere sbattuta qua e là e poi sfilacciata e poi ancora ricomposta in modo diverso, ormai livida di rabbia e frustrazione riversò tutte le sue lacrime sul pianeta Terra.

La pioggia, che cadde con tanta violenza piegò i fiori, l'erba e persino le verdi chiome degli alberi. Alcuni fiorellini ancora in boccio, teneri e delicati patirono tanto fino a spezzarsi e la nuvola, che dall'alto osservava soddisfatta il suo operato, finalmente si calmò.

Il vento ripassò in quel momento e, considerato il disastro combinato dalla nuvola, non la degnò di uno sguardo e proseguì, spostando e allineando le altre nuvole per fare spazio al sole.

Nuvola nera, diventata ormai grigia, si domandò come mai il vento avesse ignorata proprio lei, mentre perdeva tempo a comporre e scomporre tutte le sue compagne, che nel cambiare forma e dimensione sembravano divertirsi come matte.

Il tempo stava tornando sereno e, in un punto molto alto del cielo, si era formato un bellissimo arcobaleno. Nuvola grigia, indispettita dal trattamento del vento si espanse tanto da arrivare a coprire il ponte iridato e annullare gli sprazzi di azzurro che si stavano formando.  

                                                   

In cielo la luna e il sole osservavano con attenzione; l'astro d'argento in attesa che arrivasse il suo turno per accendersi e splendere tra le stelle, l'astro dorato emanando benefici raggi sul terreno sottostante.

«Guarda cos'hai combinato!» la rimproverò il sole, mentre carezzava con raggi delicati l'erbetta piegata e i fiorellini rovinati, con la speranza di farli riprendere. «Non solo hai nascosto al mondo quel bellissimo arcobaleno, ma hai anche rovinato tanti nuovi germogli di vita.»  



«Pensa ai fatti tuoi e al male che puoi fare tu con i tuoi raggi ardenti! A furia di ardere fai bruciare e seccare tutto quello che tocchi, mentre io porto in dono l'acqua che è principio di vita!» rispose la bisbetica nuvola.

«Sarà di certo così! - borbottò il sole - e allora perché oggi ti sei dimenticata di farlo?»

La nuvola guardo giù e si rese conto che il sole non aveva tutti i torti. La collera le aveva impedito di ragionare e di bagnare la terra con la dovuta accortezza, così che l'acqua che lei aveva riversato con tanta violenza aveva quasi rovinato i prati, i fiori e le fronde.

Ancora un po’ arrabbiata e del tutto incapace di riconoscere i suoi errori, la nuvola non rispose e volse le spalle al sole.

«Con te è inutile perdere altro tempo! -borbottò il sole-  Continui a comportarti male e questo mi dispiace, ma non posso farci niente. Ora cercherò di riparare i danni che hai fatto tu!»

«Vuoi che ci pensi io a punirla? - sibilò il vento rinforzando il suo soffio in modo minaccioso - Posso strapazzarla brutalmente ripagandola con la stessa moneta. Forse così capirà che non bisogna fare i prepotenti con nessuno e in special modo con i più deboli.»

«No!  - rispose il sole - Useresti i suoi stessi metodi  e le brutte maniere non insegnano mai niente a nessuno. Lasciamola da sola a riflettere.»

I due se ne andarono e la nuvola rimase sola a osservare i giochi delle compagne e il lavoro del sole. Solo la luna rimase poco distante a scrutarla e la nuvola se ne risentì: «Che hai da guardare?»

La serafica luna tacque, limitandosi a scrutarla.

Passata la rabbia la nuvola tentò alcune volte di partecipare ai giochi delle compagne ma, le altre, temendo i suoi scatti d'ira, la evitavano, scansandola.

Nuvola grigia, si ritrovò completamente sola e si senti rifiutata e abbandonata da tutti.

In un moto di compassione il sole tornò: «Non sono gli altri a tenerti a distanza ma tutti ti temono e ti evitano per il tuo pessimo carattere.  Ma, forse, sei ancora in tempo a dimostrare che, in fin dei conti, non sei così terribile come vuoi apparire. Domanda scusa al mondo e certo otterrai perdono e comprensione.»

Nuvola grigia capì di aver sbagliato e domandò perdono all'erba, ai fiori, agli alberi e persino alla luna e al vento, che la accolse nel suo abbraccio e la condusse dolcemente dalle compagne.

La buona volontà e la sua nuova indole le fecero perdere i colori tristi che aveva assunto quando era arrabbiata e la trasformarono in una candida e soffice nuvola molto socievole.

                                                

                  

Favola pubblicata sul sito Scrivere

Immagini GifAnimate.com


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