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martedì 10 febbraio 2026

La leggenda di Arlecchino

                              

Questa leggenda narra di un bambino poverissimo chiamato Arlecchino. Il piccolo era molto buono e socievole e frequentava la scuola con profitto. Nonostante le privazioni dovute alla povertà della famiglia era sempre allegro e di compagnia.

Un giorno la sua maestra organizzò una festa per il Carnevale e propose agli alunni di vestirsi in maschera. I ragazzini, entusiasti dell’idea, iniziarono a fantasticare sui loro costumi e ognuno descrisse il suo sempre più bello, originale e divertente rispetto a quello dei compagni.

                    

Soltanto Arlecchino non partecipò all’allegra atmosfera venutasi a creare e se ne rimase in disparte taciturno e amareggiato. I compagni se ne resero subito conto e vollero conoscere il motivo di quell’improvvisa tristezza.

«Io non posseggo un costume e non potrò mai partecipare alla festa!» rispose con gli occhi velati di lacrime.

       


In quella scuola tutti amavano e apprezzavano l’indole gioiosa di Arlecchino e la maestra propose ai suoi alunni di donare un pezzo di stoffa al compagno in modo che, assemblandole, si potesse ricavarne un costume. Ancora una volta i ragazzini si dimostrarono entusiasti e ognuno portò in dono un lembo avanzato dalla lavorazione del proprio costume.

                      

La mamma di Arlecchino si ritrovò tra le mani una considerevole quantità di stoffa dagli svariati colori, ma non si perse di animo e lavorò tutta la notte per assemblare i pezzi. Il giorno della festa Arlecchino si presentò con il suo costume dai tanti colori, che risultò essere il più originale, gioioso e divertente e suscitò stupore e meraviglia nei suoi compagni.

Nacque così la leggenda della maschera più colorata e allegra di tutto il Carnevale. 




Leggenda e immagini dal web


mercoledì 4 febbraio 2026

La filastrocca di Carnevale


          

Ecco percorrono la lunga via

carri che portano tanta allegria,

coriandoli a pioggia con stelle filanti

salti, capriole e danze con canti.

     
           


Sfilano maschere deciso il passo

scherzi con smorfie, risa e fracasso,

gaio è il corteo e per nulla marziale,

fate l’inchino a Messer Carnevale.


                        


Che indossi la maschera di Pulcinella,

di Colombina, Pierrot o Brighella

goditi i giorni di allegria follia

senza dubbi o patemi o malinconia!




Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Scrivere dal 09/02/2023

sabato 24 gennaio 2026

Nuvola nera





 Nuvola nera, nuvola scura

appesa lassù mi fai un po’ paura

e quando ti scontri con l’altra lassù

tant’acqua rovesci sulla terra quaggiù.




E son tanti tuoni e son tanti lampi

in cielo è tempesta e sembra che avvampi,

mentre piove sui prati e anche sul tetto

sto a casa al riparo col mio cagnetto.





Ma se soffia il vento e ti porta via

spazza dal cuor ogni malinconia

e se soffia più forte e torna il sereno

sorride quel ciel con un arcobaleno.





Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Scrivere dal 16/09/2021

venerdì 16 gennaio 2026

Riccioli d'oro

  

Nell’area del Paradiso riservata ai più piccoli e sotto lo sguardo attento di Cherubini e Arcangeli, gli angeli minori si divertivano a rincorrersi, a saltare e a tuffarsi nella candida distesa di nuvole, che pareva proprio panna montata.  

Ma non era così per Dany, un bambino di cinque anni, finito in Paradiso in seguito a un brutto incidente.

Il piccolo, a causa dei capelli ramati e inanellati in morbidi boccoli, al suo arrivo era stato subito soprannominato “Riccioli d'oro” dagli altri angeli grandi e piccini.

L'angioletto, al contrario dei compagni sempre gai e socievoli, dimostrò sin dall’inizio un carattere chiuso e malinconico.

Riccioli d'oro se ne stava sempre in disparte, sembrando assorto nel guardare i giochi e le rincorse dei compagni tra le nuvole e le stelle di quello spazio immenso e pacifico. In realtà l'angioletto era molto triste e per nulla interessato ai giochi dei coetanei e inutilmente gli altri lo sollecitavano a partecipare alle gare e alle corse sfrenate tra le nuvole. A ogni richiesta Riccioli d'oro alzava le spalle indifferente e rifiutava.

Gli altri angioletti si stancarono ben presto di quel modo scontroso e rinunciarono a convincerlo, lasciandolo stare.

Gli angeli più grandi osservavano con preoccupazione il piccolo solitario e per un po’ si limitarono a tenerlo d'occhio, nella speranza che si ambientasse e cambiasse atteggiamento.

Ma il tempo passava in Paradiso e il piccolo angelo deperiva sempre di più oppreso dalla sua malinconia. Fu allora che, temendo il peggio, i più grandi decisero di andare a chiedere consiglio al Signore di quell’eterea dimensione.

Il buon Pastore ascoltò con attenzione decidendo di interrogare lui stesso l'angioletto e, nonostante gli innumerevoli impegni, si recò nell'area dedicata ai più piccoli.

«Allora, piccino, vuoi raccontarmi perché sei così triste?»

In quel momento l'angioletto sgranò lo sguardo sull’anziano dai lunghi capelli e la barba candida e la lunga veste fluttuante, che lo osservava dall'alto con una strana espressione stampata sul volto.

Il piccolo si sentì sopraffare dall’emozione e dal timore e i suoi occhi si colmarono di lacrime: «Chi sei tu?» ebbe il coraggio di domandare con tono incerto.

«Davvero non sai chi sono?» domandò l’anziano, che sembrava sorpreso dalla domanda. Riccioli d’oro scrollò la testa e l’anziano signore gli spiegò: «Io sono il sovrano di questa dimensione e dell’universo intero ma tu, se vuoi, mi puoi considerare un nonno, anzi, mi puoi chiamare nonno se lo desideri.»

L’angioletto si prese qualche istante per studiare quell’austero personaggio dalla voce potente e nello stesso tempo dolce, quindi annuì.

«Ora posso sapere il motivo di tanta tristezza?» gli domandò quel nonno.  

«Sai, nonno, sento sempre il pianto della mamma e questo mi addolora molto!» cercò di spiegare il piccolo tra i singhiozzi.

Il buon Pastore guardò con compassione il pargoletto: «Piccolo, ma è naturale che una mamma rimasta sulla terra pianga la scomparsa del suo figlioletto. Ma se sei d'accordo avrei in mente un'idea per rasserenare un po’ entrambi.»

 Riccioli d'oro tirò su col naso e smise di piangere, prestando molta attenzione al candido anziano.

«Ti piacerebbe tornare qualche volta a consolare la tua mamma?»

Ancora una volta gli occhi del bimbo si sgranarono colmi di sorpresa e incredulità: «Si può davvero?»


L’anziano sorrise: «Certo che si può! Non fisicamente perché non sarebbe possibile, ormai sei un angelo, ma nei sogni sì! Puoi entrare nel sogno della tua mamma e rimanere con lei finché non si rasserena. Che ne dici?»

Il piccolo angelo si commosse all'idea e con lo sguardo di nuovo velato di pianto sussurrò: «Mi piacerebbe tanto, nonno!»

«Ebbene, così sarà!» esclamò l'anziano con voce stentorea, ma ponendo una lieve carezza sulla testolina ricciuta.

Quella notte stessa Riccioli d'oro fece capolino nel sogno della madre.

Il sonno della povera donna era agitato e la dormiente si girava e rigirava nel letto lamentandosi come un animaletto ferito.

«Mamma ...» mormorò l'angioletto per non spaventarla «Mammina mi senti?»

Appena avvertì la vocina del suo bimbo la donna tentò di svegliarsi ma lui la trattenne: «No, mamma! Rimani addormentata, perché solo così posso parlare con te.»

Nel sonno la donna annuì e sorridendo rispose: «Sì, piccolo mio! Ti ho ritrovato finalmente!»

Mamma e bambino rimasero insieme tutta la notte e la donna strinse sul cuore il suo piccolo tesoro.

«Pensavo di averti perso per sempre!» confessò al bambino.

«No, mammina, ti sbagli! Tu non mi perderai mai! Ogni volta che vorrai io volerò nel tuo sogno e ti consolerò!»

La donna strinse ancor di più il suo angioletto: «Quanto mi sei mancato, bambino mio!»

«Lo so, mamma. Ti sentivo piangere e come te ero triste anche io. Non voglio che continui a piangere per me!»

«Non posso farne a meno» rispose la mamma «Senza di te non è più vita!»

«Tornerò! Te lo prometto mamma, tornerò ogni volta che avrai bisogno di me!»

Confortata dalla presenza del suo piccolo angelo, quella notte la donna dormì finalmente serena, ma l’alba spuntò presto e il risveglio era ormai vicino. La madre iniziò a sentire sulla pelle il distacco dal proprio figlioletto:

«Non lasciarmi! Non andare via!» Furono le ultime parole che Riccioli d'oro sentì dire dalla madre, quindi, con il cuore colmo di malinconia dovette tornare in Paradiso.

«Allora, mi racconti com’è andata?» gli domandò il sovrano seduto sul trono di nuvole.


Il volto dell’angioletto era ancora cupo e il buon Pastore se ne rammaricò: «Perché quella faccia scura? Non è stata contenta la mamma di rivederti?»

«Molto contenta…felice!» rispose il piccolo singhiozzando.

«E allora, perché sei ancora così triste?»

«Perché l’ho lasciata disperata, anche se le ho promesso che sarei tornato.»

«Vedrai che col tempo si rassegnerà e smetterà di piangere» lo rincuorò il Signore.

«No, ti sbagli nonno! La mamma rimarrà triste per sempre, se non facciamo qualcosa.»

L’espressione dell’anziano si fece interrogativa, anche se in cuor suo aveva già intuito cosa intendesse il piccolo angelo.

«Dimmi, cosa potremmo fare io e te per aiutarla?»

Riccioli d’oro ci pensò un istante e poi rispose: «Un altro bimbo! La mia mamma ha bisogno del sorriso di un bimbo per rasserenarsi.»


«Ma la tua mamma non può avere altri bimbi, tu lo sai! Per avere te ha dovuto fare molte cure e non è stato facile per lei.»

Riccioli d’oro si rattristò e tacque, riflettendo per un po’ poi il suo volto s’illuminò: «Ma tu sei il Signore dell’universo e puoi fare un prodigio inviando in dono alla mia mamma un neonato.»

L’anziano si accigliò e prese a carezzare la sua barba candida con fare pensieroso, poi annuì: «Certo io potrei, ma tu cosa saresti disposto a fare in cambio?»

L’angioletto diventò tutto rosso per l’imbarazzo: «Io…io sono piccolo, non sono capace di fare grandi cose» rispose incerto.

«Uhm…temo che allora…»

«Aspetta» lo interruppe il bimbo «io sono disposto anche a morire di nuovo e di andare anche…»

«Di andare dove?»

«Di andare nel fuoco. Là dove bruciano in eterno quelli cattivi cattivi» terminò in un fiato.

Gli occhi del buon Pastore si sgranarono per la meraviglia: «Davvero faresti questo per la felicità della tua mamma?»

«Sì, lo farei!» esclamò il piccolo deciso.

L’anziano sorrise e gli pose una carezza sulla testa ricciuta: «La tua mamma è stata fortunata ad avere un angioletto come te e sai, non occorrerà che ti getti nelle fiamme. Hai espresso un desiderio e così sia!»



Dopo alcuni mesi, l’angioletto assisteva alla nascita del nuovo fratellino e si beava vedendo il sorriso della sua mamma che stringeva al petto il neonato. Il sole penetrava attraverso i vetri della finestra e illuminava la tenera scenetta e la testolina del bambino. I riccioli dorati emanarono bagliori come fossero oro puro.

«Ha gli stessi miei capelli!» mormorò Riccioli d’oro estasiato e, come se avesse percepito la presenza del fratellino, in quel momento il piccolo volse lo sguardo su di lui e gli sorrise. La mamma seguì lo sguardo del neonato e intuì che il suo angioletto era ai piedi del letto.

«Io ti amerò per sempre!» promise al suo perduto bimbo.

«E io vi sarò sempre accanto e vi proteggerò entrambi!» promise l’angioletto inviando un bacio a mamma e bambino e, da quel momento, diventando il loro Angelo Custode.

                                      

        


Favola di Vivì pubblicata sul sito Scrivere dal 05/12/2021

Immagini GifAnimate.com


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sabato 10 gennaio 2026

La nuvola, il vento e l'aquilone


Là in riva al mare corre un bimbo contento

tanto veloce perché sospinto dal vento

con lo sguardo sempre rivolto all’insù

seguendo lievi ali nel cielo terso e blu.





Ride quel bimbo col lungo filo in mano,

mira l'aquilone che appar come un gabbiano

che plana nel cielo, gira e libero vola,

s’impenna come un puledro scarta e ancor s’invola.



Stizzoso il vento soffia e ora lo cattura,

tenta uno strappo al filo e il bimbo ha paura,

ma non molla e ha inizio un gioco di forza,

tira in basso il bimbo e l’altro lassù rinforza.



Ma passa una nuvola in quel momento

e del fanciullo coglie tutto lo sgomento,

tra lui e il vento c’è una questione

e di certo in gioco vi è l’aquilone.


 

Pensa al da farsi l'eterea bianca,

quel dispettoso non può averla franca,

e se di quel cielo si sente il padrone,

in realtà è soltanto un zuzzurellone.




Lesta scorre nel cielo la nuvoletta

occorre agire e piuttosto in fretta,

così che avvolge nel candido alone

dalla coda alla testa quell’aquilone.



Ordunque il vento resta interdetto:

quel coso strano che fine ha fatto?

E non si accorge il vecchio burlone

che ha perso la faccia oltre all’aquilone.


Felice il bimbo che vive una favola

nell'azzurro ciel ora cavalca la nuvola,

ma è solo un sogno e all’improvviso

la mamma lo desta con un sorriso.





Filastrocca di Vivì sul sito Scrivere dal 18/03/2020

immagini GIFanimate.com


martedì 6 gennaio 2026

La mia Befana

 


Ditemi perché da tutti la befana

vien dipinta brutta e come donna anziana,

sempre mal vestita, col capello crespo

e dalla voce rauca come fosse un rospo.



Chi l’ha mai detto e dove sta scritto

che è vecchia davvero e brutta di diritto?

E qualcuno c'è che ancora mi spiega

perché appare arcigna come una strega?




Stanotte ho fatto un sogno e la mia befana

non era bitorzoluta né tantomeno strana

volava sì veloce per tutta l’Europa

e con grazia cavalcava la magica scopa. 




Non era grottesca e nemmeno svitata

ma giovane, gentile e bella come una fata

girava per le case con tanti dolci e doni

da metter nelle calzette dei fanciulli buoni.


       



Filastrocca di Vivi pubblicata sul sito Scrivere dal 2019

Immagini Pinterest e CleanPng

mercoledì 31 dicembre 2025

Filastrocca di fine anno

 





 

Adesso che dunque l'anno è passato

giusto, discreto o non fortunato,

mettiti quieto e tira la somma

e su quel che non va usa la gomma.







 

Tristezza e lacrime, risate o gioia,

divertimento, affanno o noia,

non tormentarti con cose brutte

ma drizza le spalle e incassale tutte.


 

Del bene e del male è fatta la vita

e sul piatto d'argento non sempre è servita,

lo studio e il lavoro son purtroppo fatica

ma coraggio...sorridi e ti sarà amica.

       




Filastrocca di Vivì pubblicata dal 2020 sul sito Scrivere

venerdì 26 dicembre 2025

Filastrocca del malanno





 Ti cola il nasino e hai mal di gola,

mamma ti cura e poi ti consola,

ma se sale la febbre e senti dolore,

non basta mamma ma occorre il dottore. 

Non molto tranquillo sei steso sul letto

e lo stetoscopio  ti appoggia sul petto

e poi sulla schiena e gelato com’è,

ti suggerisce di scandir trentatré.

Ti duole il pancino e non vuoi che lo tocchi,

ti scruta la lingua e poi anche gli occhi

e se infine consiglia di far ‘na puntura,

tu inizi a tremare dalla paura! 

Non piangere, dai, l’ago è indolore

e la medicina per guarire ci vuole,

tu chiudi gli occhi, dai retta a me

e tutto è finito all’un, due e tre!



Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Scrivere

Immagini dal web

La leggenda di Arlecchino

                                Questa leggenda narra di un bambino poverissimo chiamato Arlecchino. Il piccolo era molto buono e socievole ...