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martedì 19 aprile 2022

Marilù e il regno delle nuvole

 


Marilù, detta anche Nuvolella, era una ragazzina magica molto, molto carina, ma anche molto buffa, come del resto lo erano tutti gli abitanti di Ghirigorilandia, il pianeta sul quale Marilù era nata e viveva.

Si era a inizio estate e le lezioni erano finalmente terminate alla scuola delle Aristocratiche Smorfiosette. Nuvolella era stata promossa e faceva salti di gioia davanti allo Specchio Saccente, che le rimandava i risultati della pagella per mezzo di un sistema riflettente che dalla bacheca di scuola e, poi di specchio in specchio, giungeva fino a quello dell’interessata.


Marilù viveva sul pianeta più piccolo e strampalato dell’universo, un luogo incantato e molto, molto fuori del normale. Su Ghirigorilandia il cielo non era soltanto cielo ma una distesa blu intenso dove si potevano ammirare tre soli, quattro lune e una distesa incalcolabile di stelle, oltre che una serie infinita di arcobaleni che s’incrociavano, si sovrapponevano e si alternavano formando interminabili e suggestive passerelle da percorrere come fossero autostrade.     Anche il tempo non trascorreva come dalle altre parti, perché il pianeta ogni tanto perdeva un giro di rotazione e, poverino, confondendosi non sempre il giorno seguiva la notte ed entrambi potevano durare un solo attimo o all’infinito.  Inoltre, ambedue potevano donare luce od oscurità, secondo le percezioni e l’umore delle persone strampalate che vi vivevano.

Su Ghirigorilandia accadevano cose magiche e bizzarre e il caos si alternava spesso all’ordine ma, tutto questo, per i suoi abitanti era la normalità.

Esistevano vari tipi di persone con caratteristiche assai diverse tra loro. C’erano coloro che sognavano sempre, anche da svegli e, beati loro, riuscivano a trasformare le loro fantasticherie in realtà. C’erano quelli che non sognavamo mai ma usufruivano dei sogni degli altri. C’era chi parlava troppo e parlava a vanvera dicendo cose senza senso e che nessuno era mai in grado di capire. C’era chi parlava poco e in modo sofisticato, ma erano sempre pochi quelli che ascoltavano e capivano e c’erano quelli come Nuvolella che non parlavano per niente o solo il minimo indispensabile, non perché non potessero ma per libera scelta e perché, come la bimba, preferivano esprimersi a gesti e con l’energia del pensiero formando immagini nell’aria, come fossero dei veri fumetti.

                              

Era giunto il tempo delle vacanze e i genitori della ragazzina, impegnati come erano nel confezionare i loro pasticci, avevano deciso di mandarla dalla nonna.

La piccola Nuvolella era felice perché i periodi passati dalla mamma della sua mamma, da quando lei ricordava, erano sempre stati piacevoli, ricchi di sorprese e di imprevedibili avventure.

La nonna materna si chiamava Sempregaia, forse perché appena nata non aveva emesso un vagito come tutti i bambini del mondo ma aveva riso, felice di aver visto la luce.

Sempregaia sorrideva sempre e sprizzava gioia e simpatia da tutti i pori e comunque non si poteva affatto definire la solita nonna. Innanzitutto, non sembrava affatto vecchia. La sua pelle era liscia come la seta, i capelli erano rossi, lunghi e soffici, non stava seduta per ore sul dondolo a fare la maglia, non aveva dolori e non camminava curva per via dell’età appoggiandosi a un bastone anzi, si comportava lei stessa come fosse ancora una ragazzina e amava sciare, ballare, nuotare e cavalcare e tutte queste amene attività le aveva trasmesse alla sua adorata nipotina.


Le due si somigliavano anche fisicamente. Entrambe con i capelli di un rosso dorato e con tanti riccioli; entrambe con gli occhi azzurro mare ed entrambe con una miriade di lentiggini sul naso e sulle guance. Lentiggini un po’ dispettose per Nuvolella, perché ogni volta che la piccola mostrava grande sorpresa o profonda emozione schizzavano via dal viso rimanendo sospese per aria e alla bimba s’incrociavano gli occhi mentre cercava di riacchiapparle e riposizionarle sul nasino all’insù. Peccato che ogni tanto gliene sfuggisse qualcuna! “Pazienza!” pensava lei “Tanto me ne rimangono sempre troppe!”

Su Ghirigorilandia non esistevano mezzi di locomozione tradizionali come i bus, i treni e gli aerei e ci si spostava sfruttando ognuno le caratteristiche magiche che possedeva. Poteva essere cavalcando uno strano quadrupede, o scivolando sull’erba o sulla neve, volando appesi a dei palloncini o a un ombrello o correndo approfittando del vento, oppure aspettando che il cielo si riempisse di candide e soffici nuvole, così come fece Marilù il giorno della partenza.

Occorre specificare che la nonna-non-nonna, abitava sul cocuzzolo della montagna più alta e inaccessibile del piccolo e strampalato pianeta e a un passo dai molti soli, dalle lune, dalle stelle e dalla miriade di arcobaleni che donavano colore al cielo.  


Essendo le pareti della montagna praticabili a piedi solo fino a metà, Nuvolella, venne affidata al Custode delle Rocce, l’addetto magico delle montagne, per scortarla fin dove era possibile arrivare, percorrendo gli impervi sentieri.

Per arrivare alla vetta la ragazzina doveva poi usufruire delle nuvole passando dall’una all’altra per mezzo di ovattate e soffici scale o eterei ponticelli ideati da lei stessa. Già, perché Nuvolella possedeva il dono di plasmare quel duttile elemento dandogli la forma e la consistenza che più le garbava.

Il terzo giorno dopo la fine della scuola il cielo si colmò di cirri, candidi e riccioluti   come pecorelle e la ragazzina poté finalmente partire.

A metà percorso e dopo aver salutato la sua guida, Nuvolella approfittò di Refolo Premuroso, uno scricciolo di vento assai gentile, lasciandosi andare nel suo abbraccio e facendosi trasportare sulla nuvoletta più vicina.

L’atterraggio fu morbido e dolce e Nuvolella pizzicò subito un ciuffo di nuvola per plasmare la prima scaletta di cinque gradini, sufficiente per raggiungere quella in alto più vicina. Per la seconda e per la terza le scale non sarebbero bastate e allora prima s’inventò una piccola mongolfiera, poi un dirigibile e per l’ultimo tratto di volo una bellissima e gigantesca, candida farfalla.

Ma se il cielo poteva essere un luogo d’incanto popolato da bellissime e stravaganti creature poteva anche trasformarsi all’improvviso e diventare colmo di ostacoli e pericoli imprevisti.

Refolo Dispettoso, un altro scricciolo di vento assai geloso di quella che considerava la sua porzione di cielo, quando ormai mancava poco alla meta, decise d’intervenire soffiando sulle ali dell’eterea farfalla e causando il lento disfacimento della figura creata dalla ragazzina.

Nuvolella osservò con orrore la nuvola che si dissolveva e, per la paura, anche le lentiggini, terrorizzate, schizzarono via dal nasino rimanendo a mezz’aria.

A un passo dal precipitare la piccola non si perse d’animo ma, afferrato un altro ciuffo di una nuvola che transitava correndo nei pressi, ideò un cavallo alato, su cui montò al volo aggrappandosi appena in tempo alla sua criniera. Le lentiggini ballonzolarono per il sollievo e per la contentezza e ripresero il loro posto naturale.

Il pegaso la condusse nei pressi della baita della nonna-non- nonna e scese fino a toccare un prato. Poi il cavallo si dissolse nell’aria e Nuvolella corse tra le braccia di Sempregaia che la stava aspettando.

La bimba quasi si sciolse in lacrime di gioia tra le braccia della donna ma quando lei la sollevò, catapultandola per aria e facendole fare una capriola volante, Marilù rise tanto fino a perdere le forze. Quello fu il primo dei giorni più felici dell’anno per lei ma anche per la sua fantastica nonna, che s’inventava sempre giochi nuovi pur di farla divertire.

Accadde che un giorno, Sempregaia, raggruppò un centinaio di palloncini colorati legandoli stretti, poi, afferrata per mano la nipotina, si staccò dalla terra lasciandosi trasportare in alto, sempre più in alto, fino a raggiungere l’arcobaleno più vicino.

Anche la nonna-non-nonna possedeva il dono della magia e con un incantesimo mise in fila tutti gli arcobaleni presenti nel cielo ideando uno scivolo gigantesco, poi presero a scivolare da un ponte iridato all’altro ridendo a crepapelle e osservate curiosamente da tutti gli abitanti del cielo. Mancò un soffio che investissero un gabbiano, un’aquila e persino un asino volante, che ragliò talmente forte di rabbia da lasciarle per un attimo intontite.

Fu allora che Refolo Dispettoso, che non si era mai allontanato e aveva tenuto d’occhio la piccola Nuvolella, si infuriò e crebbe, crebbe così tanto da trasformarsi in un vento burrascoso.

Il cielo divenne scuro e carico di pioggia. Le belle e candide nuvole divennero nembi minacciosi e iniziarono a scontrarsi con furia provocando lampi improvvisi e tuoni fragorosi.

Gli arcobaleni sparirono nascosti dai cumuli scuri e Nuvolella e Sempregaia si ritrovarono sospese nel nulla, avvolte dall’oscurità e perdendo ogni punto di riferimento. Non potevano andare né avanti né indietro.

Nonna e nipotina si trovarono in un mare di guai!




La pioggia iniziò a scrosciare con violenza e i tuoni si susseguirono ai lampi che saettavano pericolosamente vicini, troppo vicini a loro due.

Ora Nuvolella tremava di paura e le sue lentiggini non erano da meno. Avevano una voglia matta di fuggire e lo avrebbero fatto se non fossero state così lontane dalla terra. Persino i bei riccioli rossi della bimba, fino a quel momento soffici e pacifici, iniziarono ad agitarsi sotto la sferza di quel ventaccio dispettoso.

Per fortuna, passava da quelle parti Refolo Premuroso che preoccupato per la sorte di quelle due creature in balia del maltempo, le avvolse nel suo tiepido abbraccio, proteggendole dalla furia devastatrice del fratello.

Così come si era scatenata la collera di Refolo Dispettoso si attenuò, fino a calmarsi del tutto, ma solo perché il passaggio di uno stormo di cigni reali, lo aveva distratto dai propositi di vendetta. Del resto, la collera di quello scricciolo di vento non durava molto.

Il refolo sbuffò le guance e soffiò, gettando le sue briglie al collo del cigno che guidava lo stormo e si lasciò trainare, felice e del tutto indifferente a quanto accadeva lì intorno.

Le nuvole si schiarirono lasciando trasparire ampi spazi di azzurro e i raggi dei soli, fino a quel momento nascosti. Gli arcobaleni riapparvero più belli e splendenti di prima e nonna e nipotina, dopo aver ringraziato Refolo Premuroso, poterono fare ritorno alla baita e ai loro giochi.   


                                                       


Favola pubblicata sul sito Scrivere

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martedì 5 aprile 2022

La leggenda del Pettirosso

 

                                                               

                                                             





Tanto, tanto tempo fa, il piccolo uccello che oggi viene chiamato pettirosso, aveva il petto del tutto candido, ma questa era l’unica differenza che poteva contraddistinguerli dalla specie attuale dal petto tinto di rosso.

Del resto, anche allora questi uccellini preparavano il nido per accogliere le uova deposte e in seguito occuparsi dei piccoli.  

E così, in quel tempo assai lontano, mamma pettirosso lasciò il suo nido alla ricerca di cibo per i suoi pulcini e sorvolando un monte si accorse della moltitudine di persone raccolte intorno a tre grandi croci di legno.

Incuriosito il pettirosso si avvicinò e il suo cuoricino si contrasse dalla pena nel vedere che sulle croci erano stati appesi degli uomini e che questi soffrivano molto.

Una croce in particolare attrasse la sua attenzione ed era quella in centro, ai cui piedi era inginocchiata una donna dal viso bellissimo inondato di lacrime e le mani tese verso il corpo imprigionato sulla croce.                        

                                                           

L’uccellino, ignorando il fatto che quella donna era Maria madre di Gesù straziata dal dolore e dalla prolungata sofferenza del suo figliolo, si pose sulla croce, proprio accanto al capo del morente.

Oltre alle molteplici ferite del corpo, l’uomo aveva il volto sfigurato dal dolore e macchiato dal sangue che fuoriusciva a causa di una corona di spine infilata a forza sulla sua fronte. Preso dalla compassione l’uccellino tentò di sfilare con il suo becco la spina più lunga e acuminata che, provocando un rivolo di sangue, accecava il ferito ma, nel farlo, il liquido schizzò e il suo petto si macchiò di rosso.

In quel momento l’uomo emise un sospiro di sollievo e volgendo il capo rivolse uno sguardo colmo di gratitudine a mamma pettirosso, che volò via felice per il gesto compiuto.

                                

Tornata al suo nido l’uccellino si accoccolò sui suoi pulcini ma, essendo il suo petto intriso di sangue ancora fresco, sporcò anche le loro piume di rosso.

Da quel giorno lontano nel tempo, questi uccellini nascono già con il petto tinto di rosso, in ricordo del gesto caritatevole compiuto da quella mamma.  

                                                                            Ricerca effettuata sul web 



venerdì 18 febbraio 2022

Nuvola nera

 


Nuvola nera, nuvola scura

appesa nel bigio mi fai un po' paura

e se con altra ti scontri e t'arrabbi di più

tant’acqua rovesci sulla terra quaggiù.

                               

E son molti tuoni e son tanti lampi.

in cielo è tempesta e sembra che avvampi,

 mentre piove sui prati ed anche sul tetto

sto a casa al riparo col mio cagnetto.

                                 

Ma se soffia il vento e ti porta via

spazza anche dal cuor ogni malinconia

e se soffia più forte e torna il sereno

sorride quel ciel con un arcobaleno.






Filastrocca pubblicata sul sito Scrivere

venerdì 4 febbraio 2022

La filastrocca di Messer Carnevale

                                                     


Ed ecco che sfila lungo la via

Messer Carnevale, che è re dell’allegria

portando con sé colore e  fracasso

con molte maschere che fanno chiasso.

È bianca la veste di Pulcinella

che spinge scherzoso un serioso Brighella

e quel tremebondo e pavido Stenterello

               segue impacciato il variegato drappello.

                                              


C’è l’Arlecchino che con aria sornione

pensa a uno scherzo per il Dottor Balanzone

e Colombina che sta poco lontano

con malizia sorride tendendogli la mano.

 


Sempre dubbioso avanza Tartaglia

che quando parla sempre s’incaglia,

lo segue Gianduia che è dolce e cortese

lo scorta da vicino ma senza  pretese.



Piovono coriandoli e stelle filanti

sui carri allegorici e sui manifestanti

ma friggono frittelle nel padellone

tanto si sa... a pagar  è poi Pantalone!



                       


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mercoledì 26 gennaio 2022

Impara con me




Ed ecco che ha inizio un nuovo gioco

da fare insieme e a poco a poco;

fai un passo avanti e uno indietro

scandisci le lettere dell'alfabeto.




A come aurora, asino e ascella,

B come bacio, borraccia e bella.


C come casa, chiesa e cartone,

D come daino, dattero e drone.

                                     

E di elefante, erpice ed etto,

F di foglia, di fiore e filetto.

G come gatto, di giostra e di gola,

H che è muta ma il suono consola.



I come istrice, isola e Ivana,

L di luna, di letto e di lana.

M di Monte, di mare e di mamma,

N di nome, di noce e di nanna.

O di orologio, di orso e di ortaggio,

P come pane, come pera e passeggio.

Q come quiz, come quadro o come quello,

R di ruota, di ramo e ruscello.

S di sale, di sole e serpente

                     

T come topo, di tetto e talmente.



U come ugola, come uva o utopia,

V come vita, vitello o va via.

            

E per finire arriviamo alla meta

con la Z di zona, di zero e di zeta. 




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lunedì 17 gennaio 2022

La filastrocca dei saluti

 




Ti incontro al mattino

e ti dico “buongiorno”

andando a scuola

andata e ritorno,

ma se voglio abbreviare

un po’ e lì per lì

con un sorriso ti dico” buondì”.

Se più tardi t’incontro

anche a passeggio

inizio col dirti “buon pomeriggio”

e non si tratta solo di usanza



finché c’è il sole e luce abbastanza.


Se il cielo è sereno o se c’è la bufera

quando scende il crepuscolo

 dirò “buonasera”

e quando il buio la luce inghiotte

concludo i saluti con la “buonanotte!”

 

          

domenica 2 gennaio 2022

La mia befana


 

Ditemi perché da tutti la befana

vien descritta brutta e molto anziana,

sempre mal vestita, col capello crespo

e con voce rauca come fosse un rospo.


Chi l’ha mai detto e dove sta scritto

che è vecchia davvero e brutta di diritto?

E c’è qualcuno che ancora mi spiega

perché appare arcigna come fosse una strega?




Stanotte ho fatto un sogno e la mia befana

non era bitorzoluta né tantomeno strana

volava sì veloce per tutta l’Europa

e con grazia cavalcava la magica scopa. 




Non era grottesca e nemmeno svitata

ma giovane, gentile e bella come una fata

girava per le case con tanti dolci e doni

da metter nelle calzette dei fanciulli buoni.


       



Filastrocca pubblicata sul sito Scrivere

Immagini Pinterest e CleanPng

Marilù e il regno delle nuvole

  Marilù, detta anche Nuvolella, era una ragazzina magica molto, molto carina, ma anche molto buffa, come del resto lo erano tutti gli abita...