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sabato 28 ottobre 2023

Il fantasma Puzzapazza

 






C’era una volta, in un paese lontano, un castello stregato abbandonato dagli esseri umani e abitato da un fantasma soprannominato Puzzapazza. Gli abitanti del villaggio cercavano di stare alla larga dal castello poiché nei dintorni aleggiava sempre un

 odore rivoltante.                   

Puzzapazza, che possedeva un’indole buona, gentile e socievole, si aggirava nelle stanze del castello disperato, perché non capiva proprio il motivo per cui le persone evitavano di avvicinarsi e perché, fino a quel momento, lo avevano boicottato. 

Puzzapazza non aveva mai spaventato nessuno e allora si domandava ogni giorno perché la gente lo evitava a quel modo. Lui aveva solo voglia di socializzare, avere tanti amici con cui parlare, giocare e passare il tempo.

Il poverino finì per essere depresso e passava notti e giorni piangendo, gemendo e ululando come un lupo farebbe alla luna.

Accadde che una sera fredda e piovosa di autunno, un ignaro viandante decise di bussare alle porte del castello per passare la notte al riparo e Puzzapazza, non credendo alle sue orecchie, corse a spalancare il portone e a dare un caloroso benvenuto allo sconosciuto.   

 

Il visitatore stanco, infreddolito e affamato, decise di non dare peso al fatto di avere a che fare con un fantasma e ne accettò il cortese invito ad accomodarsi nel salotto ma, mentre si sedeva, al fantasma scappò un sonoro e rivoltante PRRRTT. Mamma mia! Che puzza! L’occasionale ospite s'indignò, ma quasi perse i sensi per l’odore che gli giunse al naso. Puzzapazza, che lo vide in grande difficoltà, accorse per soccorrerlo ma, mentre lo faceva, gliene scappò un’altra: PRRRTT.

Il povero uomo, ormai sopraffatto dal disgusto, cercò di allontanarsi ma Puzzapazza, che mortificato dalla vergogna voleva solo scusarsi, iniziò a inseguirlo per tutte le stanze ma, purtroppo, per l’agitazione continuò a fare PRRRTT a ripetizione.

                                    

Avvilito e disgustato il viandante se ne andò dal castello e Puzzapazza rimase di nuovo da solo.

Soltanto quando fu abbastanza lontano l’uomo ricordò la cortesia e la simpatia che gli aveva dimostrato il fantasma e ricordò anche quanto lo aveva inseguito per chiedere scusa. Allora decise di tornare, ma solo dopo aver indossato una maschera antigas.

Quando il viandante bussò di nuovo alla porta del castello, Puzzapazza non credette ai suoi occhi. Mai nessuno era entrato o era tornato da quando lui abitava lì e, felice e incredulo, fece accomodare l’uomo così deciso ad aiutarlo a risolvere quel suo grave problema.

Il viandante scoprì presto che Puzzapazza seguiva una dieta a base di soli fagioli stregati  donatogli da un altro fantasma geloso e vendicativo, per cui, non era colpa sua se gli scappavano continuamente puzze, puzzette e puzzone.

L’uomo suggerì a Puzzapazza una dieta varia ed equilibrata e, ben presto, quel rivoltante e disgustoso difetto, che tanto malessere recava, si attenuò fino a svanire.

In seguito, l’uomo organizzò una festa al castello e con le buone maniere convinse gli abitanti a partecipare e a fare amicizia con Puzzapazza.

Il castello si riempì di gente allegra e disponibile e Puzzapazza si trasformò in un fantasma felice.  


Leggenda ed immagini dal web


mercoledì 25 ottobre 2023

Il fantasma Formaggino


 

C’era una volta un piccolo gruppo di ragazzini, tra cui spiccavano tre monelli decisi, spigliati e spavaldi. Ognuno voleva dimostrare all’altro di essere più coraggioso e per niente timoroso del buio, dei pericoli e di eventuali, terrificanti creature che vivevano nell’oscurità. I ragazzini si sfidavano abitualmente in prove di grinta e coraggio finché a uno dei tre venne l’idea di trascorrere la notte nel rudere di un castello abbandonato situato in via della Civetta numero 17. Ognuno di loro avrebbe dovuto rimanere nel castello per tutta la notte completamente solo e soltanto quello che resisteva fino al sorgere del sole avrebbe vinto la scommessa e la sfida. 



Il primo ragazzino si fece coraggio e armato di una candela e di un sacco a pelo si apprestò a trascorrere l’intera notte nel castello, ma al dodicesimo rintocco della mezzanotte una strana e improvvisa folata di vento spense la candela. Il monello, impaurito, tese i sensi e le orecchie ma quando percepì lo stridio di catene e il tonfo pesante di passi in avvicinamento, non esitò un istante e fuggì a gambe levate. Ai due amici raccontò di essere stato inseguito da qualcosa o qualcuno invisibile che lanciava urla e ululati, tanto striduli, da fargli accapponare la pelle. «Uhuuu…uhuuu, sono il fantasma Formaggino e questa è casa mia! Vattene via se non vuoi finire male!»

Gli altri due monelli non gli credettero, anzi, lo derisero, sentendosi molto più bravi e coraggiosi e sempre più decisi a portare a termine la sfida. Ma quando anche il secondo ragazzino fuggì terrorizzato dal castello inseguito dal fantasma, il terzo iniziò ad avere seri dubbi sul rudere e sugli strani fenomeni che sembrava avvenissero all’interno. Deciso a dimostrare il suo valore, la sera di Halloween il monello si apprestò a sua volta a passare la notte nel rudere e quando giunse la prima folata di vento che spense la sua candela, si arrotolò ancora di più nel sacco a pelo e si volse dall’altra parte.

Con il cuore che batteva forte forte e con la pelle accapponata, contò i passi e avvertì il cigolio delle catene, ma strinse i denti e rimase al suo posto. «Uhuuu…sono il fantasma Formaggino e questa è casa mia! Vattene via se non vuoi finire male!»

Sentendo quel nome ridicolo il ragazzino si volse e rispose con grinta: «Uè fantasma Formaggino! Con quel nome non puoi proprio farmi paura e se non te vai tu ti spalmo sul mio panino!»


La filastrocca di Formaggino


Il fantasma piccolino ora sosta un po’ sorpreso,

il cipiglio del monello gli ha lasciato il fiato sospeso.

La minaccia appena esposta con un piglio e tanta baldanza

 sinistra echeggia e già rimbalza tra le mura della stanza.

Ma negli occhi del monello brilla luce strana e curiosa,

pensa forse a qualche dispetto eppure è fermo e nulla osa.

A un certo punto e all’improvviso gli si illumina sino il viso

e tende impavido una mano regalando un gran sorriso.

Interdetto Formaggino la mano guarda con sospetto,

non convinto non si fida del bel gesto del bulletto.

Ma di getto segue il cuore e un istinto forte e antico

Formaggino stringe la mano e il monello ha un nuovo amico.


                     



Leggenda e immagini dal web 
Filastrocca di Vivì




lunedì 23 ottobre 2023

Pandagian e la nascita delle lucciole

 






Un’antica leggenda indonesiana narra di una splendida fanciulla che amava sognare e amava la danza. Questa giovane donna si chiamava Pandagian e viveva in un villaggio con i genitori, i nonni e un fratello. La famiglia viveva in una capanna in cui era possibile accedere soltanto con una scala intrecciata con i giunchi.

Tutte le sere Pandagian si ritrovava con gli amici in una radura e ballava e cantava fino al sorgere del sole.

Esausta ma felice tornava a casa attenta a non destare il padre che sapeva contrario a questa sua passione per la danza.

A lungo andare, però, il padre si accorse delle sue assenze e, esasperato dai ripetuti ritardi, le proibì non solo di danzare ma addirittura di uscire.

Pandagian rimuginò tutto il giorno sull’ordine ricevuto ma, giunta la sera dopo, non seppe resistere al richiamo della musica che avvertiva giungere dalla radura e, ignorando il divieto del padre uscì per incontrarsi con gli amici.

Scoperta l'ennesima disubbidienza l'uomo si infuriò e ordinò al figlio maggiore di ritirare la scala di giunchi in modo da impedire il rientro della ragazza nella capanna.


Ignara di quanto stava avvenendo Pandagian continuò a danzare sognando a occhi aperti e ammirando il cielo trapuntato di stelle. A un certo punto le parve anche di vedere Riamasan, il principe della notte, che le sorrideva solcando il cielo sul suo carro d’argento.

Quando all’alba tentò di rientrare e si accorse della mancanza della scala intuì che suo padre la stava punendo e si disperò lanciando richiami e supplicandolo di permetterle di rientrare. Nessuno dei familiari le diede ascolto e Pandagian, ormai in preda alla malinconia rifletté sul modo di farsi perdonare ma anche che, da lì in poi, non avrebbe più potuto danzare.

Quel pensiero le procurò un immenso dolore e per distrarsi si mise ad ammirare il cielo e a sognare di poter danzare tra le stelle con il bel principe della notte.

Fu in quel momento che vide scendere dal cielo una fune d’argento a cui era assicurata una seggiola d’oro. Incredula Pandagian tentennò, un po' incerta e un po' spaventata, ma poi ruppe gli indugi e vi si sedette. La sedia iniziò la risalita e solo allora la ragazza intuì che Riamasan aveva percepito le sue preghiere e l’aveva accontentata.

Quando la sedia arrivò all’altezza della veranda Pandagian urlò il suo ultimo saluto alla famiglia: «Madre! Nonni! Fratello! Me ne vado per sempre! Addio padre mio!»

Inutilmente il padre e la sua famiglia tentarono di convincerla a restare promettendo, addirittura, che le avrebbero concesso di danzare quanto più le piaceva. Pandagian ormai aveva deciso di lasciare la terra per il cielo e di realizzare così tutti i suoi sogni.

In alto, tra le stelle trovò ad attenderla Riamasan, bellissimo e sorridente, proprio come lei lo aveva visto nei suoi sogni.

«Benvenuta» - le disse il principe incantato dalla grazia e dalla bellezza della giovane donna - «Ti ho ammirata a lungo mentre danzavi leggiadra e leggera come una foglia nel vento e ho avvertito il tuo grande desiderio di volteggiare tra le stelle. Se davvero sei convinta potrai farlo sposandomi e condividendo con me questo regno così immenso e luminoso.» 

Pandagian accettò con tutto il cuore e i due giovani vissero un periodo molto felice tra le stelle.

Accadde che un giorno, nel sorvolare le acque argentine di un fiume, la giovane venne assalita da una gran voglia di nuotare e, senza avere l’accortezza di avvertire il marito, si tuffò godendo della frescura e della limpidità di quelle acque che scorrevano tranquille. Alla fine, esausta si sdraiò sull’erba e si addormentò.

Purtroppo, il principe del sole, fratello maggiore di quello delle stelle, invidioso di tutto ciò che di bello apparteneva o che si era conquistato Riamasan, scagliò un dardo di fuoco diritto al cuore della giovane dormiente.

Pandagian morì e furono le stelle stesse che, addolorate, portarono la brutta notizia al marito.

Riamasan accorse accanto al corpo della fanciulla e si disperò, piangendo un fiume di lacrime lucenti. Quando infine si calmò fece un gesto verso il cielo e, in quel medesimo istante, il corpo di Pandagian svanì e al suo posto comparvero tante stelle.

Il principe le scagliò tutte nel cielo, tutte tranne una, la più bella e la più splendente che contemplò tra le mani. 

Riamasan l’ammirò a lungo finché gli parve d’intravedere il sorriso splendente della giovane moglie. In quel momento rammentò le suppliche del padre e della famiglia a rimanere sulla terra e allora frantumò la stella in mille e più pezzi e le scagliò sulla terra.  «Trovate i suoi genitori e brillate portando il suo ricordo in eterno!» ordinò.

I minuscoli pezzi luccicanti si trasformarono in lucciole intermittenti e, quando quella  stessa sera i genitori  ne notarono la danza intorno alla capanna, si commossero, associando quel volo spettacolare alla loro figliola che danzava per loro.



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La leggenda di re Carnevale

  C’era una volta un regno governato da un sovrano chiamato Carnevale dall’indole scherzosa, altruista e molto generosa. Difatti, ogni sud...