Questa leggenda narra di un bambino poverissimo chiamato Arlecchino. Il piccolo era molto buono e socievole e frequentava la scuola con profitto. Nonostante le privazioni dovute alla povertà della famiglia era sempre allegro e di compagnia.
Un giorno la sua maestra organizzò una festa per il Carnevale e propose agli alunni di vestirsi in maschera. I ragazzini, entusiasti dell’idea, iniziarono a fantasticare sui loro costumi e ognuno descrisse il suo sempre più bello, originale e divertente rispetto a quello dei compagni.
Soltanto Arlecchino non partecipò all’allegra atmosfera venutasi a creare e se ne rimase in disparte taciturno e amareggiato. I compagni se ne resero subito conto e vollero conoscere il motivo di quell’improvvisa tristezza.
«Io non posseggo un costume e non potrò mai partecipare alla festa!» rispose con gli occhi velati di lacrime.
In quella scuola tutti amavano e apprezzavano l’indole gioiosa di Arlecchino e la maestra propose ai suoi alunni di donare un pezzo di stoffa al compagno in modo che, assemblandole, si potesse ricavarne un costume. Ancora una volta i ragazzini si dimostrarono entusiasti e ognuno portò in dono un lembo avanzato dalla lavorazione del proprio costume.
La mamma di Arlecchino si ritrovò tra le mani una considerevole quantità di stoffa dagli svariati colori, ma non si perse di animo e lavorò tutta la notte per assemblare i pezzi. Il giorno della festa Arlecchino si presentò con il suo costume dai tanti colori, che risultò essere il più originale, gioioso e divertente e suscitò stupore e meraviglia nei suoi compagni.
Nacque così la leggenda della maschera più colorata e allegra di tutto il Carnevale.
Leggenda e immagini dal web






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