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lunedì 23 ottobre 2023

Pandagian e la nascita delle lucciole

 






Un’antica leggenda indonesiana narra di una splendida fanciulla che amava sognare e amava la danza. Questa giovane donna si chiamava Pandagian e viveva in un villaggio con i genitori, i nonni e un fratello. La famiglia viveva in una capanna in cui era possibile accedere soltanto con una scala intrecciata con i giunchi.

Tutte le sere Pandagian si ritrovava con gli amici in una radura e ballava e cantava fino al sorgere del sole.

Esausta ma felice tornava a casa attenta a non destare il padre che sapeva contrario a questa sua passione per la danza.

A lungo andare, però, il padre si accorse delle sue assenze e, esasperato dai ripetuti ritardi, le proibì non solo di danzare ma addirittura di uscire.

Pandagian rimuginò tutto il giorno sull’ordine ricevuto ma, giunta la sera dopo, non seppe resistere al richiamo della musica che avvertiva giungere dalla radura e, ignorando il divieto del padre uscì per incontrarsi con gli amici.

Scoperta l'ennesima disubbidienza l'uomo si infuriò e ordinò al figlio maggiore di ritirare la scala di giunchi in modo da impedire il rientro della ragazza nella capanna.


Ignara di quanto stava avvenendo Pandagian continuò a danzare sognando a occhi aperti e ammirando il cielo trapuntato di stelle. A un certo punto le parve anche di vedere Riamasan, il principe della notte, che le sorrideva solcando il cielo sul suo carro d’argento.

Quando all’alba tentò di rientrare e si accorse della mancanza della scala intuì che suo padre la stava punendo e si disperò lanciando richiami e supplicandolo di permetterle di rientrare. Nessuno dei familiari le diede ascolto e Pandagian, ormai in preda alla malinconia rifletté sul modo di farsi perdonare ma anche che, da lì in poi, non avrebbe più potuto danzare.

Quel pensiero le procurò un immenso dolore e per distrarsi si mise ad ammirare il cielo e a sognare di poter danzare tra le stelle con il bel principe della notte.

Fu in quel momento che vide scendere dal cielo una fune d’argento a cui era assicurata una seggiola d’oro. Incredula Pandagian tentennò, un po' incerta e un po' spaventata, ma poi ruppe gli indugi e vi si sedette. La sedia iniziò la risalita e solo allora la ragazza intuì che Riamasan aveva percepito le sue preghiere e l’aveva accontentata.

Quando la sedia arrivò all’altezza della veranda Pandagian urlò il suo ultimo saluto alla famiglia: «Madre! Nonni! Fratello! Me ne vado per sempre! Addio padre mio!»

Inutilmente il padre e la sua famiglia tentarono di convincerla a restare promettendo, addirittura, che le avrebbero concesso di danzare quanto più le piaceva. Pandagian ormai aveva deciso di lasciare la terra per il cielo e di realizzare così tutti i suoi sogni.

In alto, tra le stelle trovò ad attenderla Riamasan, bellissimo e sorridente, proprio come lei lo aveva visto nei suoi sogni.

«Benvenuta» - le disse il principe incantato dalla grazia e dalla bellezza della giovane donna - «Ti ho ammirata a lungo mentre danzavi leggiadra e leggera come una foglia nel vento e ho avvertito il tuo grande desiderio di volteggiare tra le stelle. Se davvero sei convinta potrai farlo sposandomi e condividendo con me questo regno così immenso e luminoso.» 

Pandagian accettò con tutto il cuore e i due giovani vissero un periodo molto felice tra le stelle.

Accadde che un giorno, nel sorvolare le acque argentine di un fiume, la giovane venne assalita da una gran voglia di nuotare e, senza avere l’accortezza di avvertire il marito, si tuffò godendo della frescura e della limpidità di quelle acque che scorrevano tranquille. Alla fine, esausta si sdraiò sull’erba e si addormentò.

Purtroppo, il principe del sole, fratello maggiore di quello delle stelle, invidioso di tutto ciò che di bello apparteneva o che si era conquistato Riamasan, scagliò un dardo di fuoco diritto al cuore della giovane dormiente.

Pandagian morì e furono le stelle stesse che, addolorate, portarono la brutta notizia al marito.

Riamasan accorse accanto al corpo della fanciulla e si disperò, piangendo un fiume di lacrime lucenti. Quando infine si calmò fece un gesto verso il cielo e, in quel medesimo istante, il corpo di Pandagian svanì e al suo posto comparvero tante stelle.

Il principe le scagliò tutte nel cielo, tutte tranne una, la più bella e la più splendente che contemplò tra le mani. 

Riamasan l’ammirò a lungo finché gli parve d’intravedere il sorriso splendente della giovane moglie. In quel momento rammentò le suppliche del padre e della famiglia a rimanere sulla terra e allora frantumò la stella in mille e più pezzi e le scagliò sulla terra.  «Trovate i suoi genitori e brillate portando il suo ricordo in eterno!» ordinò.

I minuscoli pezzi luccicanti si trasformarono in lucciole intermittenti e, quando quella  stessa sera i genitori  ne notarono la danza intorno alla capanna, si commossero, associando quel volo spettacolare alla loro figliola che danzava per loro.



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12 commenti:

  1. Che fiaba meravigliosa. La conoscevo ma non la ricordavo bene.
    Grazie e buona giornata Vivì.

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  2. Bellissima fiaba sempre ben raccontata ed affascinante.
    Un carissimo saluto

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  3. E' sempre un gran piacere, sognare cn le tue fantastiche fiabe.
    Un abbraccio carissima Vivì

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  4. Una fiaba bellissima non la conoscevo.proprio !!! Ciao, bentornata.

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  5. Fiaba molto bella ce non conoscevo.Ciao

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  6. Ciao Vivi, piacevolmente riletta. Grazie per questi racconti che ci fanno rilassare.
    Un caro saluto
    Rakel

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  7. Bravissima cara Vivi. Le tue ricerche ci portano sempre storie bellissime

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    1. Grazie mille...ma mi sarebbe piaciuto anche sapere chi ringraziare. Un saluto e un sorriso di cuore.

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  8. Che bella favola!
    Ho ...sognato mentre leggevo e ho ricordato le lucciole che vedevo da bambina ,vicino casa nelle sere d'estate
    Complimenti a te
    Ciao ,buona giornata

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  9. Una favola bellissima ma anche molto triste e malinconica.

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  10. Hola! es un cuento de hada muy bonito, no lo conocía. Besos

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