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giovedì 4 gennaio 2024

La vera storia della Befana

 








In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti, però aveva un pessimo caratteraccio. Befana era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo e, per questo motivo, si era creata molte inimicizie. La giovane non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le faceva la proposta, o perché lo stesso pretendente, avendo avuto modo di conoscerla meglio, si pentiva di averla fatta e abbandonava l'idea del matrimonio con la bisbetica.

Befana era anche egoista e fin da piccola non aveva mai nemmeno pensato di prestare il suo aiuto ai bisognosi. Essendo anche ossessionata dalla pulizia brandiva sempre una scopa, e la usava come fosse un'arma, ma così rapidamente, che sembrava ci volasse sopra. Man mano che passavano gli anni, a causa della totale solitudine a cui lei stessa si era condannata, diventava sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano iniziato a soprannominarla “la strega”. Befana si arrabbiava moltissimo e inveiva contro le persone con un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. 

                                            

Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e lavorava a maglia creando calze. Ne faceva a centinaia e non per donarle a qualcuno, naturalmente! Essendo egoista, le ideava per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo, considerato che nessuno del villaggio andava a farle visita. D'altronde nemmeno Befana sarebbe mai andata a trovare qualcuno! L'arcigna donna era anche troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di compagnia ed anche di un po’ di amore. Tra l'altro era anche diffidente e non si sarebbe mai fidata di nessuno al mondo.  Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata dalle persone e più lei si sentiva disprezzata e più peggiorava.

Befana aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. La carovana era grande e composta da tanti cammelli e tante persone, molte più di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Befana si nascose, rimanendo a osservare il viavai dei nuovi arrivati e tra loro notò subito tre uomini vestiti sontuosamente. Ascoltando i commenti degli abitanti venne a sapere che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Seppe anche che giungevano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del sei gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente, che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene nel luogo di origine. Befana ritornò a casa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. "Chi mai poteva essere?" si domandò con un brivido di emozione lungo la schiena. Era la prima volta in assoluto! Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Spinta dalla curiosità andò ad aprire e, meraviglia, si trovò davanti uno di quei re. Il nobile signore era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana, rimasta basita dalla sconcertante situazione e, non riuscendo a ragionare con calma, belbettò: “Prego, si accomodi”.

Il re le domandò gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe la forza di negargli l'ospitalità. Quell’uomo era così educato e gentile, che lei si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e si offrì, persino, di preparargli qualcosa da mangiare. A tavola il re gli spiegò il motivo per cui, con gli altri due Magi si erano messi in viaggio. Il loro scopo era trovare il Santo Bambino che avrebbe salvato il mondo intero dall’egoismo, dalla malvagità e dalla distruzione totale. Lo avrebbero adorato portandogli in dono l'oro, l'incenso e la mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”.le domandò il re.  “Io?!” rispose Befana. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Befana non si era mai allontanata da casa.

Tuttavia, era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. 

Questa poi…! Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più uno sconosciuto! Però la domanda la indusse a riflettere e non volendo fare brutte figure con quel nobile signore acconsentì.  Durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re uscisse per riprendere il suo viaggio. 

                               

Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Nel frattempo, anche la gente del villaggio, aveva notato i miglioramenti e aveva cominciato a bussare alla sua porta. All'inizio, solo per sapere cosa le avesse detto il re, poi e pian piano, per aiutarla a cucinare e a pulire casa, considerato che Befana aveva un tale mal di schiena che le impediva di muoversi agevolmente. In cambio Befana iniziò a regalare a ciascuno una calza. I visitatori apprezzavano perchè le sue creazioni erano belle ed erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, ma era diventata perfino simpatica.

Nel frattempo, dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.



Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.

Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità, ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.

Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali a ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.

E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.

Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.

È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.

Favola di don Gianpaolo Perugini


7 commenti:

  1. È una bellissima storia, ricca di significato. Complimenti all'autore.
    sinforosa

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  2. ...un simpaticissimo personaggio, cui siamo tutti molto affezionati, messo in rilievo dal tuo piacevolissimo brano.
    Un abbraccio, cara Vivì

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  3. Una storia molto bella , molto tenera, che spiega come il personaggio della Befana, si lega con quello dei Magi. Buona Epifania. Ciao

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  4. Anna monteleone
    Bellissimo e dolcissimo racconto
    Bravissima Vivì con tutto il ❤️

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  5. Bellissima fiaba di una dolcezza infinita
    Tanti auguri di Buona Epifania

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  6. Anna monteleone
    Una leggenda veramente carina . Il pastorello l'ultimo giorno avrebbe dovuto dire la verità e avrebbe ingannato ancora una botta Il tempo

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