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mercoledì 31 dicembre 2025

Filastrocca di fine anno

 





 

Adesso che dunque l'anno è passato

giusto, discreto o non fortunato,

mettiti quieto e tira la somma

e su quel che non va usa la gomma.







 

Tristezza e lacrime, risate o gioia,

divertimento, affanno o noia,

non tormentarti con cose brutte

ma drizza le spalle e incassale tutte.


 

Del bene e del male è fatta la vita

e sul piatto d'argento non sempre è servita,

lo studio e il lavoro son purtroppo fatica

ma coraggio...sorridi e ti sarà amica.

       




Filastrocca di Vivì pubblicata dal 2020 sul sito Scrivere

venerdì 26 dicembre 2025

Filastrocca del malanno





 Ti cola il nasino e hai mal di gola,

mamma ti cura e poi ti consola,

ma se sale la febbre e senti dolore,

non basta mamma ma occorre il dottore. 

Non molto tranquillo sei steso sul letto

e lo stetoscopio  ti appoggia sul petto

e poi sulla schiena e gelato com’è,

ti suggerisce di scandir trentatré.

Ti duole il pancino e non vuoi che lo tocchi,

ti scruta la lingua e poi anche gli occhi

e se infine consiglia di far ‘na puntura,

tu inizi a tremare dalla paura! 

Non piangere, dai, l’ago è indolore

e la medicina per guarire ci vuole,

tu chiudi gli occhi, dai retta a me

e tutto è finito all’un, due e tre!



Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Scrivere

Immagini dal web

lunedì 22 dicembre 2025

La fiaba di Babbo Natale


Tanti, tanti anni fa, in Lapponia, in una capanna del bosco, circondata da abeti e nei pressi di un limpido ruscello d’acqua, viveva un anziano signore un po' contadino e un po' boscaiolo, che si chiamava Natale. Il buon uomo si dedicava ogni giorno con impegno a coltivare il suo orticello, a curare le sue renne e a intagliare il legno vivendo serenamente. Era un vecchietto assai buono e generoso con una lunga barba bianca, vestiva sempre di rosso, perché era il suo colore preferito e si prestava di buon grado ad aiutare tutti i suoi vicini, senza tirarsi mai indietro

Non del tutto soddisfatto, però, un giorno pensò che era troppo poco quello che faceva per gli altri e si mise a rimuginare. Natale era un altruista e la sua più grande aspirazione era trovare il modo per donare al prossimo qualcosa di più. Quella sera si addormentò con quel pensiero e durante la notte iniziò a sognare e nel sonno gli apparve un angioletto, dalla vocina soave e molto grazioso.

                                                

L'angioletto gli spiegò che nel mondo c’erano tanti bambini poveri privi anche dell'essenziale per vivere una vita serena. Come i bimbi più fortunati, anche quelli poveri desideravano dei giocattoli, ma non avrebbero mai potuto averli. Mentre raccontava, era evidente che il cuore dell’angelo era colmo di tristezza perché le lacrime iniziarono a scorrergli sul viso. Il buon vecchio Natale, essendo molto sensibile, si commosse e chiese cosa poteva fare per rendere felici quei poveri innocenti e l’angioletto gli rispose che ci sarebbe stato un modo, molto impegnativo ma efficace. Natale sarebbe dovuto partire durante la Santa Notte con una slitta trainata dalle sue renne stracarica di doni, da consegnare a ogni bambino.

Ma dove posso trovare i giocattoli per tutti i bambini del mondo?” si domandò il buon uomo“E come posso entrare nelle case e consegnarli tutti in una sola notte? Ci saranno tutte le porte chiuse!”

Gesù Bambino ti aiuterà a risolvere ogni problema!” lo rassicurò l’angioletto.

Fu così che Gesù Bambino nominò il buon uomo papà di ogni bimbo e gli donò il nome di Babbo Natale! 

Con il supporto degli Elfi che il Bambin Gesù gli assegnò, Natale iniziò a intagliare nel legno deliziosi trenini, bambole e giocattoli vari che, la notte di Natale, gli aiutanti lo aiutarono a caricare sulla slitta. 

Gesù bambino, inoltre, concesse alle otto renne la facoltà del volo, in modo da poter sorvolare in un lampo il cielo di tutti i paesi del mondo.

Da allora Babbo Natale, calandosi dal camino, entra in silenzio in ogni casa  mentre i bambini dormono. Il buon vecchio, vestito di rosso e dalla barba candida, lascia i suoi doni sotto gli alberi addobbati a festa con luci e palline, candeline e bastoncini di zucchero.

Grazie alla magia dell’amore e dell'altruismo il prodigio divenne realtà permettendo a Babbo Natale di essere sempre puntuale nella consegna dei suoi doni per poter far felici tutti i bambini del mondo, anche quelli più poveri! E portare un sorriso nei loro visi e nei loro cuori!






Fiaba tratta dal web e rielaborata dall'autrice 

venerdì 19 dicembre 2025

La filastrocca dei re Magi

 




Sul proprio cammello viaggiavano i re

esotici e nobili ed erano in tre

con nomi un po’ strani e altisonanti,

tanto da farli apparire  giganti.

Baldassarre, Gaspare e infine Melchiorre,

 la lunga  carovana il deserto percorre,

seguendo la luce della stella cometa

che illumina la via fino alla Santa meta.



Son mille i disagi per il lungo viaggio

ma in cuore è speranza rendere omaggio;

donando  oro, incenso e mirra

adorando il Bimbo nato sulla terra.




                     



Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Sfogliandopoesia.com

Immagini GlitterGraphics

GifAnimate.com

martedì 16 dicembre 2025

Babbo Natale e la nursey


 

Babbo Natale  era proprio contento perché i suoi amici Elfi avevano lavorato tanto e, oltre aver costruito i giocattoli richiesti dai bimbi tramite le letterine pervenute, erano riusciti a realizzarne alcuni in più, nel caso fossero giunte nuove lettere all’ultimo momento. Era riconoscente verso i suoi piccoli aiutanti perchè  sapeva che senza di loro non sarebbe stato in grado di portare a termine tutte le consegne per il Natale. Quindi, giunta la Santa notte, il buon nonno di tutti i bambini del mondo, caricò sulla slitta i numerosi sacchi contenenti i doni, poi attaccò le sue nove adorate renne: Fulmine, Ballerina, Donnola, Freccia, Cometa, Cupido, Tuono, Saltarello e Rudolph, l’ultima arrivata, che era diventata la capo slitta.

Babbo Natale le assicurò alla slitta e partì, dciso a consegnare in tempo tutti i doni. Iniziò con il primo camino e continuò così per tutta la notte e solo dopo aver consegnato l'ultimo pacchetto avvertì la stanchezza, ma si sentì anche soddisfatto perché aveva esaudito il desiderio di molti bambini.Quando fu pronto per ritornare a casa si accorse che in fondo alla slitta era rimasto un sacco ancora pieno di doni. Si ricordò allora dei giocattoli che gli elfi avevano costruito in più. Cosa fare? Non poteva di certo riportarli indietro! Stava inoltre scendendo una fitta nebbia e, non riuscendo a orientarsi molto, doveva trovare subito una soluzione.


All'improvviso, intravide tra la nebbia una luce. Babbo Natale si avvicinò e vide un edificio con una croce rossa dipinta sul tetto, il colore che amava perché era quello del cuore e anche del suo vestito. Il trambusto che notò attraverso i vetri delle finestre lo incuriosì e, sbirciando con cautela per non farsi scoprire, vide alcune persone vestite di bianco, altro colore a lui molto gradito perché gli ricordava la neve. Dedusse che quello fosse un ospedale e che quelle persone fossero addetti alle cure degli ospiti, forse dottori o forse infermieri.  Infatti, si aggiravano con sollecitudine tra i minuscoli lettini portando cure e sorrisi. Osservando meglio, Babbo Natale intravide anche delle culle, in cui dormivano dei piccolissimi bambini, uno accanto all’altro, come dei bellissimi angioletti uniti per farsi compagnia. Sicuramente erano nati da pochissimi giorni, e alcuni di loro piangevano. Il suo istinto da Babbo Natale prese il sopravvento: doveva dar loro i regali del sacco, perché quelle piccole creature neonate sicuramente non potevano aver scritto la letterina. Ma come poteva consegnare dei giocattoli che non erano adatti a dei bimbi così piccini?

Pensa e ripensa Babbo Natale non trovò nessuna soluzione e allora aprì il sacco e, con stupore, scoprì che conteneva solo piccoli carillon di legno, tutti uguali e con una dolce musica  come sottofondo. Babbo Natale sorrise: quanto amava i suoi Elfi! Loro già sapevano della nascita di questi bimbi come, del resto sapevano dell'assoluta mancanza di doni per loro e avevano predisposto tutto. Il buon nonno di tutti i bimbi si diede dello sciocco e sorrise di nuovo: solo lui non aveva capito!

Quando tutti gli addetti si allontanarono Babbo Natale entrò e mise un carillon vicino a ogni bambino ponendo una dolce carezza tra riccioli biondi e boccoli scuri. Portato a termine il suo compito uscì soddisfatto e si dileguò con la sua slitta nella notte buia e fredda. Mentre si allontanava, però, la musica nei carillon iniziò a suonare e, con questa dolce ninna nanna, i pianti cessarono e i neonati si addormentarono. Questa soave melodia lo accompagnò per tutto il lungo viaggio verso casa. Babbo Natale era finalmente felice.Dopo una buona cena e un meritato riposo sarebbe stato pronto a iniziare a lavorare per il prossimo Natale.


Tratta dal web e rielaborata dall'autrice del blog.











giovedì 11 dicembre 2025

Il pupazzo di neve




 Ha un naso un po’ buffo ma non è un pagliaccio;

è fatto di neve e dorme all’addiaccio;

ha un sorriso per tutti e sai perché? 

Con tutti gioca e forse anche con te! 

Non teme il ghiaccio né la tormenta, 

né il grande gelo mai lo spaventa 

e se indossa una sciarpa e pure un cappello, 

sembrerà più simpatico e anche più bello. 

Ha già naso e bocca e anche gli occhi,

ma quando inizia la danza dei fiocchi 

dai un nome al tuo amico, anche se breve 

e gioca con lui... è il tuo pupazzo di neve.





Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Scrivere dal 08/12/2020

domenica 7 dicembre 2025

La leggenda del vischio

 





Questa leggenda narra di un anziano mercante che a causa del suo carattere egoista e scontroso si ritrovò isolato da parenti e amici e finì a vivere come un eremita sui monti.

L'uomo, che per tutta la sua vita lavorativa aveva lucrato sulle merci vendute, si ritrovò solo e abbandonato a se stesso, considerato che non aveva nemmeno voluto sposarsi.



Accadde che una notte, in preda all'insonnia che lo assediava da tempo, decise di uscire all’aperto per una passeggiata. Nel tragitto incontrò alcuni viandanti che lo invitarono a seguirlo: «Fratello, cosa fai lì da solo? Vieni con noi!»

«Sì, vieni con noi, fratello e non te ne pentirai!» lo sollecitò gentilmente un altro.

L'anziano si meravigliò: tutti gli sconosciuti chiamavano lui “fratello”! Proprio lui che si era sempre comportato in malo modo e non aveva mai dimostrato né rispetto né altruismo nei confronti del suo prossimo!



Decise comunque di seguire il corteo di persone festanti e sorridenti che si era nel frattempo formato e solo dopo un po’ si rese conto che si stavano dirigendo a Betlemme.

Lungo il cammino la gente continuò a manifestargli simpatia e cordialità e lui, sempre più stupito, continuò a seguirli.

Quando finalmente giunsero a destinazione le persone si inginocchiarono di fronte alla grotta in cui giaceva un bambino appena nato e tutti, persino i più poveri offrirono un dono.

Quando arrivò il suo turno, rendendosi conto che proprio lui, il più ricco tra i presenti era giunto a mani vuote, il vecchio si prostrò davanti al neonato piangendo e pentendosi amaramente per il suo egoismo.                             


La sua disperazione durò tutta la notte e pianse, pianse così tanto e così di cuore, che il mattino dopo le sue lacrime erano ancora lì che brillavano come rugiada sotto i primi raggi di sole. Le stille si erano cristallizzate a causa del gelo ma, tra l'una e l'altra erano spuntate alcune verdi foglioline.Quella notte era nato il vischio. 


Leggenda dal web rielaborata da Vivì 



mercoledì 26 novembre 2025

C'era una volta ma ormai non c'è più!

 

C'era una volta ma ormai non c'è più

un allegro trenino che faceva ciuf ciuf

sferragliando sui binari con tanto rumore

in stazione si fermava con nube di vapore.

C’era una volta un piccolo carillon

che emetteva un melodioso dan din don

piroettava sulle punte un'esile ballerina

con il candido tutù, molto agile e carina.





C’era una volta un buffo aeroplano

che sapeva volare ma che si alzava piano

e se anche raggiungeva le nuvole lassù

doveva poi affrettarsi a tornare giù.

C’era una volta un maestoso veliero

che per immensi mari navigava fiero

ma solo se il vento le vele gonfiava

e se c’era bonaccia sull’onde dondolava.



C’era una volta davanti al camino

una sedia a dondolo con sopra un nonnino

con in braccio il nipotino lui si dondolava

e una filastrocca a memoria gli insegnava.



C'erano mille cose e ora non più

smarrite col tempo e nell'immenso blu,

ma scritte nei libri e nella storia

le trovi ancora lì e nella mia memoria!












Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Scrivere dal 18/09/2021




Il bruco e la formichina (Un po' fiaba e un po' filastrocca)

 

Una formichina a spasso tra l’erbetta

si trovò davanti a una mela rotondetta

caduta da un ramo che ancor traballava

a causa d'uno scoiattolo che vi zampettava.

La formichina scrutò la mela attenta

ed escogitato un piano sorrise assai contenta:

nel formicaio vi erano mille e più formiche,

guerriere o operaie, ma pur sempre amiche.

Certo decise che fosse più opportuno

dividere il peso enorme un po’ per uno

e sfregando le antenne lanciò il suo messaggio,

mentre si accingeva a fare un primo assaggio.

Ma al primo morso e con gran stupore,

scorse dentro al buco un altro assaggiatore.


"L’'ho vista prima io! Lasciala che è mia!"

le intimò l’'estraneo: "Devi andare via!"

La formichina rimasta assai sorpresa,

non mosse un passo per quanto era tesa.

Nota che l'intruso di lei è assai più grande

non solo ha cento zampe, ma il suo corpo espande!


Pensa e ripensa e infine con coraggio

la formichina propose un invito saggio:

"Non ti arrabbiare e non litighiamo!

La mela è enorme, dai, la dividiamo!"

Il bruco sconcertato fece uno scatto:

"Fare a metà? Ma credi che sia matto?

Certo non immagini la grande fatica,

ma ti do un consiglio come fossi un'amica.

Come puoi vedere tra noi c’è differenza

e allora vattene finché ho ancor pazienza!"



Del bullo troppo torva era la faccia,

ma altrettanto chiara la sua minaccia!

La timida formichina si spaventò

e di qualche passo sul ramo arretrò.

Ma mentre rimuginava, e all’improvviso,

un rimbombo di passi le provocò un sorriso.

"Ora tocca a me trattarti un po' d’'amico:

Fermati e dividiamo!" suggerì di nuovo al bruco. 

Il verme si volse e rimase raggelato:

un esercito di formiche lo aveva circondato!

"Oh, perbacco baccone!" esclamò tra sé 

"Ora le difficoltà sono tutte per me!"

Le formiche attesero con le antenne frementi,

e il bruco mollò la mela senza altri commenti.







Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Scrivere dal 14/04/2020

La nuvola, il vento e l'aquilone

Là in riva al mare corre un bimbo contento tanto veloce perché sospinto dal vento con lo sguardo sempre rivolto all’insù seguendo lievi a...