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giovedì 26 marzo 2020

Tommy il puledro...ballerino






Tommy era un puledro dal manto nero chiazzato di bianco e con la coda che ballonzolava dritta come una bandierina al vento sul paffuto sederino.

Il puledro era figlio di un grande campione vincitore di tanti premi internazionali di corse negli ippodromi di tutto il mondo.

Era un cucciolo come tanti altri, spensierato e felice e correva e giocava tutto il giorno con i suoi piccoli amici e in quelle galoppate sfrenate risultava imbattibile.

Il papà era molto orgoglioso del suo figliolo e ne apprezzava le promettenti qualità.

Dopo un'intera giornata trascorsa tra scherzi, corse e birichinate, il puledrino alla sera crollava esausto.

Accadde che un giorno, uno degli addetti della scuderia ebbe l’idea, di diffondere musica nei box dove riposavano i cavalli, per mezzo di grandi altoparlanti. L’uomo aveva appreso che le note armoniose della musica classica avrebbero avuto effetti benefici sull'umore e sul comportamento della maggior parte di tanti animali.

La prima volta che Tommy udì una melodia rimase letteralmente affascinato. Le sue orecchie puntute si raddrizzarono ancora di più e gli occhi neri e profondi si spalancarono stupefatti.

Le snelle e lunghe zampe iniziarono a battere sull’impiantito assecondando il ritmo e, il rumore provocato dagli zoccoli, risuonò per tutta la scuderia.

«Che stai combinando, figliolo? Cos'è questo trambusto?» chiese il papà, che riposava nel box accanto.

«Nulla, papà, nulla!» rispose lui vergognandosi.

Quella volta Tommy scoprì la sua passione per la musica e la danza e, da quel momento, non fece altro che fantasticare.



Consapevole che suo padre non fosse affatto contento di questa sua passione, per attutire il rumore degli zoccoli mise in atto un trucchetto imparato durante il suo addestramento nel maneggio.  

Nella scuderia aveva a disposizione una notevole quantità di paglia pulita ed aveva imparato con destrezza ad ammucchiare tra le sue zampe. Così ogni volta che batteva gli zoccoletti al ritmo della musica, il rumore risultava attutito, tanto, che nessuno era in grado di distinguerlo.

Il tempo passò velocemente nel maneggio e arrivò il giorno in cui per la prima volta Tommy fu accompagnato ad assistere alle corse.

Suo padre era molto nervoso perché sentiva di essere alla fine della sua carriera e temeva di perdere quella gara.

Per questo aveva a cuore che il figliolo iniziasse la sua stessa carriera diventando un campione come lo era ancora lui.

Ma Tommy, a cui non interessava nulla delle gare, seguiva annoiato lo svolgersi delle varie corse. E quando gli addetti si distrassero lasciandolo solo, si allontanò indisturbato.

Forse fu per caso o forse fu il destino a condurlo nelle vicinanze di un capannone dalle grandi finestre, da cui proveniva il suono melodioso di un valzer.

 «Perdiiindiiiriiiiiinaa!» esclamò, quando vide quel che stava accadendo all’interno.

Un quartetto di bianchi cavalli, si stava esibendo al centro di una pista circondata da un pubblico che ammirava lo spettacolo in silenzio estasiato. I cavalli si muovevano a suon di musica alternando i garretti e, scandendo il ritmo con gli zoccoli, s’incrociavano sfiorandosi appena e facevano graziose giravolte. Uno spettacolo incantevole per il piccolo Tommy che, per qualche istante, credette di stare sognando.

Il puledro perse la nozione del tempo e rimase per ore ad assistere alle varie evoluzioni di quella magica disciplina che scoprì essere definita “Dressage”. Mentre ammirava lo spettacolo, batteva con i suoi zoccoletti sul terreno cercando d'imitare i cavalli ballerini. 

La sua fantasia non conobbe più limiti e iniziò a volare. Tommy s’immaginò al centro della pista mentre il pubblico in piedi lo acclamava e domandava varie volte il bis.

Perso nelle sue fantasticherie, Tommy si dimenticò di suo padre e delle corse e si ritrovò nei guai.

Nel momento in cui gli addetti si accorsero della sua scomparsa, nell’ippodromo scoppiò il finimondo.  

Essendo figlio di un purosangue il valore del puledro era enorme e s’incominciò a pensare a un rapimento.  Ma fu con enorme sollievo che venne ritrovato ancora affacciato al finestrone e perso nei suoi sogni ad ammirare la danza dei cavalli ammaestrati.

Il ritorno alla realtà per il cavallino fu non solo duro ma anche molto triste. Il padre lo accolse con tanti rimproveri e con una serie di piccoli ma efficaci morsetti sul didietro, che il piccolo ricordò per molto tempo. «Togliti dalla testa quello spettacolo pietoso!» gli ordinò il padre dopo che lui aveva tentato di raccontare tutto ciò che aveva visto.

Rinchiuso nel suo box per punizione Tommy rimuginò a lungo su quello che aveva visto. “No! Non voglio diventare un campione come mio padre. Le corse non fanno per me. Voglio diventare un ballerino di “dressage”. Combatterò con tutte le mie forze per realizzare il mio sogno!” concluse a denti stretti.

Nel frattempo, però, gli allenamenti sulla pista continuavano, diventando sempre più duri e Tommy era costretto a galoppare anche se nel suo cuore continuavano a esserci solo la danza e la musica.

E quando al crepuscolo cominciavano a diffondersi le note magiche che tanto amava, ricominciava a sognare e il suo corpo seguiva il ritmo delle note che gli venivano suggerite da un coinvolgente valzer o dall'appassionato paso-doble.

Da quando aveva assistito all'esibizione dei mitici cavalli arabi e dei loro eleganti cavalieri, il suo sogno si era ampliato e si era delineato in modo preciso e ora viveva con un unico scopo: diventare una star internazionale di danza e di “dressage”.

I continui rimproveri e le paternali del padre scivolavano nella sua coscienza senza lasciare traccia e nella sua mente andò maturando l'idea di fuggire da quel mondo che sentiva così stretto e inappropriato.

Alcuni giorni dopo la sua scappatella, gli si presentò l'occasione giusta.  Tommy trovò il portone della scuderia spalancato così come i cancelli della vasta proprietà e, non visto, si dileguò nella leggera foschia che adombrava la campagna.

Il puledro si allontanò galoppando con il cuore in gola per il timore di essere inseguito e ripreso, guardando davanti e senza mai voltarsi finché ritenne di essere al sicuro.

Solo allora si fermò per riprendere fiato e quello che lo colpì fu il profondo silenzio in cui erano avvolti i dintorni. Per la prima volta nella sua vita era del tutto solo e la cosa lo spaventò.

Si guardò in giro e le ombre dei primi dubbi iniziarono ad assalirlo e ad assillarlo. Si rese conto che il paesaggio che lo circondava gli era sconosciuto e quando avvertì i primi morsi della fame ebbe la certezza di aver commesso una sciocchezza.

Fino ad allora non aveva mai provato quel languorino alla bocca dello stomaco. C'era stato sempre qualcuno, da quando era nato, che lo aveva accudito e si era preoccupato di tutte le sue esigenze fisiche. Ora era completamente solo e senza cibo!

Quel pensiero divenne un'ossessione, anche perché i morsi della fame, col passare delle ore, diventarono più dolorosi.

Sempre più spaventato Tommy continuò a caracollare in avanti, pieno di dubbi, finché si ritrovò nei pressi di   una fattoria solitaria, a ridosso della quale scorreva un piccolo torrente.

Per prima cosa si dissetò e mentre sorseggiava l’acqua fresca sentì un alto e acuto verso propagarsi nel silenzio della campagna. I peli del suo manto chiazzato e della criniera si raddrizzarono. Tommy strabuzzò gli occhi e le orecchie appuntite cercarono di percepire da dove avesse origine quell’orribile verso. Non aveva mai udito una cosa tanto penosa e pensò che si trattasse di un animale ferito.

Il lamento proveniva da una piccola capanna e il puledro, seguendo il suo istinto, decise di scoprire cosa stesse accadendo.   Mentre si avvicinava, nell’aria si espansero le urla rabbiose di un essere umano e altri altisonanti e terribili versi di dolore.

Tommy si volse per fuggire ma, in quel mentre, la porta della capanna si spalancò e solo per un soffio il puledro riuscì a nascondersi nella boscaglia.   

Da quel locale era appena uscito un uomo che impugnava tra le mani un bastone grosso e nodoso. Tommy ne spiò le mosse rabbrividendo. L’individuo non aveva affatto un aspetto rassicurante ma, per fortuna, sembrava proprio si stesse allontanando.

Solo quando fu certo di essere rimasto solo il cavallino ritornò alla capanna e, con cautela, scrutò all’interno scoprendo il piccolo quadrupede dalla figura tozza e sgraziata legato a una catena e con la groppa carica di barilotti. Quel peso enorme gli faceva quasi piegare le zampe e il poverino aveva il muso stravolto dalla fatica. Inoltre, il suo manto era sporco e arruffato ed emanava un odore nauseabondo, disgustoso per uno come Tommy abituato a una quotidiana e meticolosa pulizia sia del copro che della stalla dove aveva sempre vissuto. Il suo bel manto era ancora lucido per le tante strigliate e ne era la prova.

                                 

Tommy guardò con compassione ancora una volta quella strana creatura, e si voltò per lasciare quella stamberga, quando un altro di quegli strani versi lo costrinse a fermarsi.

L'asinello lo aveva visto e con un alto raglio di dolore, lo richiamò: «Ohiiiiiooooooo! Aiiiiuto!»

Tommy lo scrutò e incrociò un’espressione piena di preghiera: «Aiutami por favor!» ribadì lo sconosciuto.

«Che lingua parli?» domandò il puledro, che non aveva mai visto un asinello in vita sua.

«Parlos spagnoles! Aiutami a liberarmi da queste corde che miiii tengono prigioniero e che miiiii fanno tanto males!»                  

Il cavallino s'avvicinò all'animale e, con i denti aguzzi, riuscì a liberarlo dal peso che gravava sul suo dorso e dalla corda che lo teneva prigioniero.

«Come ti chiami?» domandò Tommy, mentre si allontanavano in fretta.

In verità, era assai curioso di sapere a che razza appartenesse e soprattutto come era finito lì. Però nel timore di offenderlo si accontentò di chiedergli il nome.

«Io non ho un nomes. Nessuno ha mai pensatos di darmene uno! E se vuoi saperlo, appartengo anche iiiioooo alla razza equinas, propriiiioooo come te! E non sono un marzianos, dunque, perché mi guardi con quegli occhi stralunatos?»

Tommy arrossì e l’asinello gli sorrise: «Si può anche dire che siamo cugini!»

“Cugini?” rifletté il puledro osservando con attenzione l’aspetto trascurato dell’asinello.

«Anche tu avresti un aspetto simile se fossi stato prigioniero di quel brutto tipo!» lo rimproverò l’altro intercettandone lo sguardo.

“Ma sì!” si disse il cavallino. Non aveva nessuna importanza l’aspetto di quello strano animale. Tommy, aveva assoluto bisogno di compagnia e il ciuchino aveva un'aria così saggia, che ispirava davvero fiducia.

                           

Ci pensò su ancora un attimo e poi disse: «Io mi chiamo Tommy! Ebbene, dimmi! Come ti farebbe piacerebbe che ti chiamassi se diventassimo amici? O meglio, ci sarà un nome con il quale ti farebbe piacere essere chiamato!»

Il ciuco lo squadrò attentamente, prima di rispondere: «Pablito! Chiamami pure Pablito. Amigos? Io e te? Ma tu sei un puledros di gran razza, molto ben educato e gentile, mentre iiiooo sono solo un povero asinello. Come possiamo diventare amigos?»

Il puledro non era sicuro di aver capito tutto bene. Quel ciuco parlava in modo assai strano e nel mentre lanciava sempre quel suo verso, però gli dispiaceva farglielo notare e rispose: «Anche io sono poverello ora, proprio come te! Anzi ti confesso una cosa. Questa mattina sono fuggito dalla scuderia in cui vivevo e ora sto morendo di fame!»

Pablito scrollò il testone sgraziato e infine bofonchiò con lungo raglio finale:

«Sei fuggitos? Sacriiipante! Qualcosa mi dice che con te i guaiiiiiiii arriveranno ben presto.»

L’espressione del cavallino divenne seria: «Adesso che ci siamo conosciuti non mi abbandonerai, vero?» domandò con sguardo lacrimoso e l’asinello si commosse.

«No, sta tranquillo! Ma vieni ora, andiiiamo a mangiare.»

 Pablito conosceva una quantità d'erbette deliziose, così quando si fermarono a mangiare lungo i bordi dei campi ebbe modo di far gustare quelle prelibatezze anche al puledro. Tommy gliene fu profondamente grato.

Quando furono sazi, si fermarono all'ombra di una quercia a riposare. Il cavallino raccontò al nuovo amico tutta la sua storia, e rivelò anche il suo grande desiderio. Era la prima volta che si confidava con qualcuno, e alla fine si sentì molto più sollevato.

Pablito lo studiò ben bene e poi assumendo un'aria seria cominciò un lungo discorso: «Sei molto giovane, eppure, hai già le idee molto chiares! Ma forse, non sai nemmeno i grandi sacrificis che ci vogliono per diventare campione di dressage.  Dovresti passare la maggior parte del tuo tempo ad allenarti in una scuola appositas. E questo per moltiiiissiiiimo tiempo! Inooooltre… per diventare ballerinos, dovrai applicarti in un'altra disciplinas molto iiimpegnatiiiva, sotto tutti i punti di vista.»

Pablito tacque studiando la reazione di Tommy.


«Se si tratta di fare sacrifici, sono pronto ad affrontarli, sempre che servino a realizzare i miei sogni! Ma tu, piuttosto, vorresti diventare il mio scudiero?»

Pablito strabuzzò gli occhi indignato e scuotendo il testone, rispose: «Sacriiiipante! Scudiero iiiioooooo? Ascolta e ricorda muchacho! Mi hai salvato di certo da una vitas dura e difficile, e per dimostrarti la mia gratitudine sarò al tuo fiancos. Sono in grado d'insegnarti molti balli. Ti farò da maestro mostrandoti come si balla un focoso flamenco, o un coinvolgente paso-doble, oppure un elegante Valzer oltre che la mia lingua, ma tu mai e poi maiiiii mi dovrai considerare il tuo servitore. Hai capitiiitooo?»

Tommy si sentì mortificato e abbassò la coda e le orecchie, come fosse stato un cagnolino.

L’asinello bofonchiando un po' sottovoce riprese: «Va bene, questa volta ti perdono. Ma ora seguimi, che ti spiego tutto.»

Ripresero a trottare e poco più tardi giunsero a una grande fattoria recintata, dove pascolavano tranquillamente alcuni fieri cavalli.

Pablito si fermò a osservarli poi con il puledro si avviò verso una stalla un po' appartata.

«Vieni! È ora che tu conosca un miiioooo amigo!»

«Un amico? Ma non avevi detto che non avevi amici?»

«Ricordo bene cosa ti ho detto! Ma tu devi smettere di credere tutto ciò che ti raccontano gli sconosciutiiio.»

Attraversarono la grande stalla fino in fondo e si trovarono su un'altra pista recintata dove un imponente cavallo bianco stava allenando una puledrina altrettanto candida.

Tommy rimase estasiato da quella soave visione. Lo stallone eseguiva sotto lo sguardo attento della sua allieva dei passi fluidi ed eleganti.

«El my amigo, Cesare! Giulio Cesare! Campionissimo più volte a los olimpiadias di dressage. E quella è Cleopatra, sua figlia! Tutti i campioni di questa grande disciplinas portano nomi che hanno fatto la storias. Anche tu dovresti trovarne uno che ti rappresenti. E in previsiones del fatto che potresti esibirti in coppias con Cleopatra, potresti chiamarti...Marco Antonio.»

«Uhm! Non mi piace quel nome e non mi piacciono le puledre! Sono smorfiose e antipatiche. Non mi esibirò mai con lei!»

Pablito sbuffò, poi riprese: Che ne dici di Sir Lancillotto?»

«Uhm...Sir Lancillotto! Sì, mi piace! E suona anche molto bene!»

«Allora andiamo Sir Lancillotto! Ti presentos al campiiiioooone!»

Cesare salutò con rispetto simpatia l’asinello, mentre squadrava dall'alto il cavallino e ne ascoltava la storia.

Al termine guardò intensamente negli occhi il puledro, ma Tommy non si fece intimidire.

Soddisfatto da quello che percepì, Cesare accolse il puledro nella sua squadra ammettendolo a far parte della sua scuola.

Iniziò un lungo periodo di addestramento, che vide il cavallino allenarsi per ore sia con il suo maestro di dressage, che con Pablito il suo insegnante di ballo.

In quei duri mesi di costante fatica sulla pista, Sir Lancillotto apprese innumerevoli nozioni e imparò anche a lasciarsi cavalcare da Lucilla, una delle ragazzine della grande fattoria. Da lei imparò soprattutto a eseguire i comandi che gli impartiva dandogli dei leggeri colpetti di tallone sui fianchi.

Entrambi impararono a diventare una cosa unica e, con la guida della sua biondissima amazzone, divenne talmente bravo che il maestro decise di farlo esordire in una prima gara.

Il giorno del debutto Sir Lancillotto era tanto emozionato che gli tremavano i garretti. Ma incitato dall'asinello, da Cesare e soprattutto da Lucilla, riuscì a entrare nella grande arena con determinazione e appena si alzarono le prime note di un melodioso valzer, Lancillotto si sciolse e, dimenticando l'emozione, iniziò la sua esibizione.

Quell’esordio fu un vero tripudio!

Dopo di allora la sua carriera di ballerino s’illuminò di grandi successi. Il più grande e clamoroso lo ottenne quando partecipò alle prime Olimpiadi vincendo le prime medaglie d'oro nel singolo e con Cleopatra eseguendo un Paso-Doble meraviglioso e appassionato.

Il pubblico dell’arena si alzò in piedi ad acclamarlo domandando varie volte il bis. Tommy fu doppiamente felice quando si accorse che ad ammirarlo vi era anche suo padre accompagnato dal padrone e da tutti i lavoranti delle scuderie.

Ci furono momenti d'intensa commozione per il cavallino Tommy e per il suo fido scudiero, l'asinello intelligentissimo Pablito.

E da allora iniziò la vera leggenda di Sir Lancillotto, campione di danza e di dressage!

                                           

              



Favola di Vivì pubblicata nella raccolta"Le favole di Gigagiò" edita da Apollo edizioni.

2 commenti:

  1. Sempre nuove, e avvincenti fiabe, per la gioia dell'infanzia, catturata da vivaci avventure di allegri personaggi fantasiosi.
    Sereno giorno e un abbraccio, poetessa,silvia

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  2. Davvero incantevole, anche, questa fiaba che parla del cavallino Tommy, che volle diventare ballerino e, che, riuscì a realizzare ilsuo grande desiderio. Ci riusci con l'aiuto di vari amici. Molto avvincenti queste avventure, faranno la gioia dei lettori: grandi e piccini. Complimentissimi Vivì per la tua fervida fantasia. Un affettuoso saluto da Grazia

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